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Candidatura Honsell per centrosinistra nel collegio uninominale in Senato in FVG

Mi è stato proposto dalla federazione politica Europa Verde-Sinistra Italiana di candidarmi al Senato nel collegio uninominale. Una proposta che mi onora e che è in linea con quanto ho sempre ritenuto importante e sempre cercato di realizzare, sia da Sindaco di Udine che da rappresentante di Open Sinistra FVG in Consiglio Regionale: dialogare con l’intera coalizione di centrosinistra e lavorare per rafforzare la componente di sinistra più attenta ai temi dell’ambiente, dell’uguaglianza e dei diritti.
Il collegio uninominale comporta uno sforzo di sintesi politica e programmatica per dare voce a un intero territorio – nel mio caso vastissimo – e lavorare in collaborazione con tutte le forze politiche della coalizione di centrosinistra, cercando di rappresentare non solo un punto di sintesi ma anche un valore aggiunto.
Si confronteranno in queste poche settimane due idee di Friuli Venezia Giulia, di Italia e di Europa. Quella della Destra, tutta chiusura, conservazione, paura del nuovo e quella del centrosinistra, aperta al futuro, consapevole delle sfide della trasformazione tecnologica e del cambiamento climatico, inclusiva sul piano dei diritti, della rappresentanza e convinta del valore dell’uguaglianza. Io cercherò di dare voce a questa seconda idea di società, con l’aiuto degli amici e delle amiche e dei compagni e delle compagne di Europa Verde e Sinistra Italiana e assieme a tutti gli altri soggetti della coalizione, a cominciare dalle diverse candidate nei collegi uninominali della Camera.

Relazione Honsell su Assestamento di Bilancio 2022-2024

692M di avanzo libero è risultato alla Regione FVG nel Rendiconto 2021! A memoria di consigliere non se ne ricorda uno così elefantiaco, e per giunta senza vincoli di impiego! Né si ricorda un assestamento di bilancio altrettanto spropositato – ma verrebbe da dire ciclopico, volendo con un solo vocabolo coglierne sia l’entità finanziaria che l’ampiezza di visione. Partito da 721M, ottenuti applicando 526M dall’avanzo ai 195M, ricevuti dallo Stato per compensare minori entrare tributarie, è stato arricchito in sede di approvazione in prima Commissione di ulteriori 42M presi dall’avanzo, e si avvia in aula ad essere vieppiù rimpinguato essendo disponibili ancora, al netto della stiratura di nuove pieghe di bilancio, ulteriori 123M. Dalla mia relazione sul Rendiconto (DDL 170), parte integrante della presente, si rileva che molte sono le pieghe del Bilancio ancora stropicciate – basti notare che quasi nessuna delle 17 Missioni ha avuto un utilizzo degli stanziamenti superiore al 90%, anzi qualcuna, come quella relativa alla mobilità, è addirittura al 72%. Ma l’abbondanza di denaro pubblico in questa bollente stagione non finisce qui. È in piena fioritura il PNRR con la sua miriade di bandi di cui stanno beneficiando la Regione stessa e gli Enti Locali e non, del FVG il cui ammontare, sebbene difficile stimare con esattezza, non è certamente inferiore al miliardo, e quindi certamente libererà da alcune urgenze la Regione.

Sembra davvero di vivere in un mondo paradossale uscito dalla penna di Jonathan Swift! Le cosiddette emergenze, ovvero la pandemia, il rincaro dell’energia dovuto alle speculazioni sulla transizione alla decarbonizzazione e l’assurdo confronto bellico in Ucraina, l’inflazione più alta mai registrata nel nuovo millennio, la siccità e l’impressionante aumento della temperatura, invece di mettere in ginocchio la Regione – rimosso  definitivamente qualsiasi forma di vincolo finanziario (patto di stabilità, spazi finanziari, contributi al saldo di finanza pubblica) – stanno riversando su questa Giunta e questa maggioranza di destra, una marea di denaro. Ma il suo impiego come delineato in questa manovra, invece di innescare dinamiche virtuose, rischia di intossicare ulteriormente il sistema.

Non convincono le giustificazioni date in Commissione circa l’entità dell’avanzo di amministrazione 2021, ovvero che sia l’effetto della ripresa del PIL regionale, in quanto, anche se superiore a quello nazionale, è comunque decisamente inferiore ai valori pre-pandemici, tant’è che lo Stato ha provveduto addirittura a fornire delle compensazioni per le minori entrate tributarie; oppure che sia dovuta al passaggio dall’IVA versata a quella maturata. Un tempo l’avanzo di amministrazione era considerato una misura dell’inefficienza di un’amministrazione e non trasformata in un vanto. Il motivo di questo avanzo ipertrofico, a nostro avviso, deriva invece dalla scarsa attività di questa Giunta regionale in questi anni e dal suo immobilismo mascherato da prudenza. L’entità dell’avanzo è il verdetto più spietato su cosa sia stato davvero raggiunto in questi anni di amministrazione di destra: la Regione non è stata nemmeno capace di impegnare le tante risorse ricevute.

Comunque sia, questo DDL, che è di fatto l’ultima legge di Bilancio di questa legislatura, dovrebbe avere un significato altrettanto monumentale quale il volume di risorse che manovra così da permettere di guardare al futuro con solide prospettive di innovazione, avviando il FVG a quel cambiamento di paradigma in chiave di sostenibilità che da più parti si auspica. Purtroppo così non è! Anzi questo DDL rischia di indebolire la regione perché questa massa di denaro non viene investita in modo mirato, attraverso dei meccanismi premiali, creando dei gradienti che orientino lo sviluppo della regione. Il denaro non viene nemmeno impiegato nella direzione della giustizia sociale, utilizzando il criterio del bisogno, cercando di contrastare la piaga delle disparità. Le risorse sono distribuite per lo più a pioggia, a fondo perduto, come quelle dell’Art. 2, comma 20, che assegna ben 40M, per il ristoro dei maggiori costi energetici, o addirittura premiando chi consuma di più combustibili fossili, come il tragico super-bonus per la benzina agevolata (Tabella D relativa all’Art. 4, 15M).

Con ammirevole franchezza o forse addirittura con irragionevole orgoglio, l’Assessore nella sua presentazione non ha cercato di nasconderlo. Ha individuato i 4 obiettivi che caratterizzano questa manovra solamente in termini di assistenza utilizzando le locuzioni: “consolidamento della ripresa”, “aiuti per fronteggiare il caro-energia”, “rinforzo alle politiche di sostegno”, “razionalizzazione del debito”, ovvero rimborso anticipato di Mutui contratti in passato (42,6M, Art. 11, comma 9). Si è voluto dare assistenza finanziaria addirittura a RFI e alla Società Autostrade Alto Adriatico, nonché all’aeroporto, del quale non si possiede più la maggioranza delle quote.

Ebbene nel DDL 171 non vi è nulla, proprio nulla, di strategico. C’è solamente la volontà di illudere e forse illudersi che si possa immaginare un futuro identico al passato. Ma come si fa ancora a pensare che la spensieratezza del neoliberismo, del consumismo, della finanza globale possano far crescere indefinitamente il benessere? Come si fa a non capire che i mutamenti climatici e gli squilibri socio-economici derivanti dalla globalizzazione senza regole e dalla mera ricerca degli utili, sconquasseranno definitivamente il pianeta, e che è nostro dovere morale cercare di mitigarli? Questa legge avrebbe dovuto innescare un cambiamento di modello di sviluppo. Avrebbe potuto essere rivoluzionaria. Invece utilizza tutta questa opulenza finanziaria in chiave di un’impossibile restaurazione destinata a fallire perché insostenibile. In futuro non potranno esserci più bilanci così pingui; prima o poi lo Stato dovrà compensare gli scostamenti di Bilancio che ha fatto recentemente in modo tanto disinvolto, senza controllarne l’impiego. È colpevole illudersi e soprattutto illudere che si possa ancora procedere business as usual. Con orrore temiamo che questa manovra non sia solo che l’ennesima colpevole operazione elettorale di ricerca di consenso a brevissimo termine.

Questo DDL rischia di creare un clima artificiale di benessere, una bolla di contributi, che quando scoppierà lascerà tutti più poveri e impreparati ad affrontare le vere emergenze della contemporaneità forse già quest’autunno. Come abbiamo già chiarito nella relazione relativa al DDL 170 e ulteriormente elaborato nella Relazione al DEFR sono tre le importanti crisi: l’emergenza sanitaria, l’emergenza delle crescenti disuguaglianze e l’emergenza ambientale. Riguardo alla prima, invito alla lettura del rapporto Bersaglio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che mette ben in chiaro i punti di debolezza del sistema sanitario regionale pubblico: le liste di attesa, l’obsolescenza delle attrezzature, la fragilità del sistema territoriale nel gestire le cronicità (considerando come variabile proxy le amputazioni e gli interventi chirurgici demolitivi su pazienti diabetici). Circa la seconda emergenza, i dati ISTAT fotografano una percentuale della popolazione in Friuli Venezia Giulia a rischio di povertà, vicina al 10%. E ciò già prima dell’ultima impennata dell’inflazione. Riguardo infine all’ultima emergenza, nonostante gli innumerevoli proclami, nessun piano attuativo regionale per l’energia e il clima è stato ancora definito – non si dispone nemmeno, malgrado tutti gli sforzi da noi compiuti nel richiederlo, di un bilancio energetico in termini di tonnellate di CO2 equivalenti prodotte dal FVG o di un coefficiente carbonico con il quale valutare le iniziative. Si veda al riguardo la PDL n. 77 “Disposizioni per la promozione di iniziative e azioni positive volte alla limitazione di emissioni di CO2 da fonti fossili e al riscaldamento globale antropogenico” da noi presentata.

In questa manovra non ci sono azioni che incidano strutturalmente in modo da irrobustire il sistema regionale in nessuna di queste direzioni. Ad esempio sono previsti certamente dei contributi di investimento in sanità per ben 95M e ulteriori 26,5 M per la spesa corrente delle Aziende sanitarie per la garanzia dei LEA, nonché la restituzione di alcuni milioni per gli enti gestori dei servizi socio sanitari all’Art. 8, commi 1-4. Ma a nostro avviso, ad una valutazione come quella della Scuola Superiore Sant’Anna andava data una risposta ben più dettagliata e strutturata. Si doveva fare un piano per compensare gli ammortamenti delle attrezzature, ad esempio, per rendere attrattivo il nostro SSR e contrastare la fuga di personale. Si doveva chiarire come si intende gestire il sistema della sanità territoriale, e il coordinamento degli ospedali di rete e minori.

La critica principale che noi facciamo all’articolato deriva dal fatto che riteniamo che azioni quali bonus, superbonus, incentivi, contributi, compensazioni, ristori o come si vogliano chiamare questo tipo di interventi, che non siano, come fu nel caso della risposta alla pandemia necessari per un’emergenza ben precisa temporalmente, hanno un effetto doppiamente negativo!

In primo luogo contribuiscono a far crescere l’inflazione, in quanto sono una risposta passiva all’aumento dei costi spesso di origine speculativa, e non spingono ad una riduzione del loro impatto. Non c’è articolo in questo DDL che non abbia commi che prevedono la distribuzione passiva di risorse per compensare l’aumento delle bollette energetiche, ad esempio all’Art. 7, commi 20 e successivi.  Ma altrettanto avviene per l’aumento delle materie prime come all’Art. 9, comma 9, per gli EDR, o all’Art. 8 per gli interventi in Sanità. Ci si chiede, al riguardo, quanta parte delle risorse a garanzia dei LEA andrà a riequilibrare i maggiori costi energetici e quanta parte delle risorse per gli investimenti andrà solo a compensare gli aumenti delle materie prime? Altro che ammodernamento delle attrezzature! Emblematico è l’Art. 5, quello relativo alle opere pubbliche, che stanno riscontrando nei progetti esecutivi aumenti sino al 20-25% delle spese rispetto alle stime dei progetti definitivi. Perché non si rivedono alcune opere? A tutto ciò si aggiunge l’incapacità di ascolto delle esigenze espressamente manifestate dai cittadini. Nella Tabella E compare il clamoroso finanziamento di ulteriori 8,5M per completare la Palmanova-Manzano, a cui sono già stati destinati oltre una trentina di milioni. Questa strada aveva un senso, forse, fino a venti anni fa quando ancora il triangolo della sedia operava felice secondo la logica terzista. Pochi mesi fa abbiamo audito il Comitato di Nogaredo-San Vito al Torre che chiedeva di non consumare ulteriore suolo di pregio agricolo per realizzare tale strada per scaricare un traffico che ormai non esiste più e che gli stessi residenti giudicano più che tollerabile (o come per la variante di Aquileia dove il traffico è addirittura ritenuto in una certa misura positivo). Colpisce l’ostinazione con la quale questa amministrazione continui imperterrita nella realizzazione di opere inutili, avversate dai cittadini, rispondendo a corpo morto ai rincari ovvero destinando oltre 8,5M per gli aumenti di costi chiaramente speculativi! È evidente che non si poteva non ricorrere a dei bonus e a dei rimpinguamenti delle risorse, ma questi andavano accompagnati con una revisione della progettualità, foss’anche solamente ad una revisione dei comportamenti, per spingere all’efficientamento il sistema, soprattutto nel settore della formazione (Art. 7, commi 20 e seguenti). Per fronteggiare l’impennata dei costi non si deve rispondere supinamente, ma rinegoziare e resistere ai “ricatti”. Tutte queste risorse andranno infatti a incrementare solamente gli utili delle multinazionali dell’energia e non potranno certamente essere garantite in futuro. Bisogna attrezzarsi ad un futuro meno spensierato.

Ma la nostra critica forte ai contributi/incentivi/bonus a pioggia deriva soprattutto dal loro, secondo, e più grave effetto negativo. I contributi innescano sempre indirettamente devastanti effetti San Matteo, o Matthew effects. Questo è l’effetto che fa perdere il senso provocatorio che indirizzerebbe a valori ultraterreni la frase evangelica “a chi ha verrà dato e a chi non ha verrà tolto anche il poco che ha” per fargliene acquisire uno prosaico e diabolico. Ogni bonus/incentivo non è neutrale infatti, ma premia progressivamente chi ha già. Per esser goduto presuppone che si disponga già della possibilità di avere certe risorse proprie con le quali concorrere o si abbiano già certi consumi.  Per beneficiare dei contributi per il fotovoltaico si deve disporre di un tetto, e quindi almeno di una casa, oppure di un terreno sul quale innestarlo, ad esempio. Innumerevoli sono i contributi di questo tipo a partire dall’Art. 2, del quale ci siamo già scandalizzati, ma altrettanto avviene all’Art. 3, all’infelice Art. 4 e all’Art. 5.

Passando all’articolato, assolutamente vergognosa è la scarsa attenzione che questa ciclopica manovra rivolge alle tematiche ambientali e a quelle dell’innovazione e dell’efficientamento. Sarebbe sufficiente rilevare solamente i miseri 42 milioni scarsi, il 5% della manovra, che vanno all’Art. 4 che pomposamente si autodefinisce “Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile.” Ma, tragicamente, forse è meglio così visto che più di un terzo di quella somma va per incentivare addirittura il consumo di combustibili fossili, ovvero il superbonus sulla benzina, distribuito non solamente senza tenere conto dell’effettivo bisogno (ISEE) ma nemmeno incentivandone il risparmio. Miseri 8,5 M sono dati per impianti fotovoltaici su strutture pubbliche, ma né in questo articolo né in quello relativo alle infrastrutture si prevede un programma di riqualificazione energetica del patrimonio pubblico. Non mi risulta che l’ATER abbia completato il suo programma (questo è un understatement).  Poche centinaia di migliaia di euro infine vanno a quelle comunità di Comuni che hanno deciso di avviare un PAESC. Quante volte in questi 5 anni abbiamo perorato, inascolatati, la causa dei piani attuativi comunali per l’energia e il clima! E ancora una volta si deve stigmatizzare negativamente l’Art. 2 che investe 40M a fondo perduto per ristorare le imprese dagli aumenti dei costi energetici, ma miseri 2M per il fotovoltaico (per giunta senza limitarne l’utilizzo ad aree abbandonate o ai tetti dei capannoni) e 3M per innovazioni, non meglio precisate, in termini di tecnologie che impiegano idrogeno. La proporzionalità delle misure andava capovolta! Circa l’idrogeno ricordo che nella fiera Innovaction di Udine che si tenne fino al 2008, quando io ero sindaco e il consigliere Cosolini era Assessore all’innovazione, cioè prima dell’avvento della destra, le fuel-cells erano protagoniste. Oggi non c’è più fiera e anche i parchi scientifici sono stati mortificati volendo attribuirne la regia a realtà autoreferenziali.

La problematica dei criteri di distribuzione di contributi è particolarmente grave per quanto riguarda l’Art. 9 e soprattutto l’Art. 9bis, che prevede un riparto di ulteriori 30M – misteriosamente denominato “Investimenti locali per il rilancio”. Insieme spartiscono decine di milioni, alla luce dei risultati della concertazione. Abbiamo fortissimi dubbi che non essendo stati rivisti i criteri di riparto queste risorse non andranno nelle direzioni più urgenti. L’anno scorso il provvedimento analogo destò fortissimo scandalo. E soprattutto, queste risorse verranno davvero utilizzate o andranno solamente ad intasare ulteriormente gli EE.LL. che, dopo l’UTIcidio, vagano ormai solitari, ciascuno asserragliato intorno al proprio campanile e al proprio municipio identitario, communis communi lupus. La riforma degli EE.LL. sono gli EDR? Fa capolino più volte in questa manovra, financo nella realizzazione delle ciclabili. Questi enti commissariati di decentramento regionale sono diventati una parola magica, ma hanno davvero le risorse di personale di cui necessitano? Operano in raccordo con il PNRR? Sembra esserci ampio margine di miglioramento (anche questo è un understatement).

La tanta disponibilità finanziaria ha creato delle situazioni davvero grottesche. Come all’Art. 5, commi 15-20 che vede la Regione anticipare nientemeno, udite udite, a RFI risorse per l’avvio della progettazione del potenziamento delle linee regionali. Al di là dell’assurdità che una Regione faccia da banchiere per una delle società pubbliche più gigantesche del paese, questi commi fanno capire quanto stiano peggiorando i rapporti di questa Giunta con RFI e di conseguenza quanto siano velleitarie le dichiarazioni del Presidente Fedriga che con le mere “forze della sua immaginazione” vede il FVG, nella prefazione al DEFR, il polo intermodale del Centro-Europa. Stracciare l’accordo fatto con RFI che avevamo negoziato ha avuto un effetto molto grave. Qualcuno dovrebbe fare autocritica! Che RFI non trovi 2,5M per ragionare sul futuro del FVG è grave ma non è assolutamente serio. E comunque se anche qui si parla solamente di progetti, di concreto si vedrà ben poco. Sulla stessa linea appare anche molto generosa da parte della Giunta l’anticipazione del prestito infruttifero della Regione alla Società Autostrade Alto Adriatico. Ma perché non concedere prestiti infruttiferi allora anche ai tanti cittadini che vedono salire i mutui a causa della crescita del costo del denaro, o che non ce la fanno proprio a contrarli, per l’aumento dei costi delle materie prime?

Gravissima infine la situazione della montagna: a fronte di una superficie montana del 43% (35 media italiana) la popolazione montana del FVG è solo del 5,2% (12,1 media italiana) che porta ad una densità abitativa di 18 abitanti kmq contro 67,3% della media italiana. Per la montagna si progetta alla spicciolata, senza strategia, senza interloquire con i cittadini: impianti, alberghi, strade, quali la Sostasio – Casera Tuglia. Perché non ha trovato posto nemmeno l’acquisto delle attrezzature e lo stipendio per i relativi equipaggi di un numero adeguato di autoambulanze e automediche che assicuri la serenità a chi con coraggio vuole continuare a vivere la montagna? Perché non si sono trovate le risorse per potenziare la rete sanitaria in Montagna?

Infine a fronte di questo disastroso assestamento, sembra quasi sminuire l’assurdità dell’ennesimo scandaloso comma 13 dell’Art. 9 che concede ulteriori proroghe per l’installazione di sistemi di videosorveglianza. La visione ideologica di questa Giunta non si indebolisce. Ovviamente c’è una giustificazione al comma, ma dal fatto che la mancata realizzazione di questi sistemi non si sia sentita, non ha fatto interrogare nessuno sul loro senso?

All’Art. 3, che indirizza tante risorse in un settore strategico per il futuro, quello agricolo, rileviamo molte iniziative consolidate e importanti ma, anche in questo contesto, è assente la spinta verso l’innovazione, l’efficientamento e un cambiamento di produzioni e metodologie che siano meno energivore e meno dispendiose sul piano idrico. Anche qui si sarebbe dovuto introdurre gradienti e meccanismi premiali che spingessero a non illudersi di poter proseguire business as usual.

All’Art. 6 su sport e cultura, l’auspicio è che la plastificazione degli impianti sportivi non sia la risposta all’aumento dei costi dell’acqua e dell’energia necessaria ad estrarla. E soprattutto sul fronte dei musei, e delle istituzioni culturali regionali, che vedono diminuire il numero di dirigenti, si auspica che la Regione cerchi di invertire la devastante logica dell’eventificazione della cultura in chiave meramente turistica. Il Friuli Venezia Giulia ha un patrimonio ancora per tanti versi da scoprire prima di affidarsi ai guru milionari delle Grandi Mostre.

Una nota positiva la voglio comunque riscontrare perché, come è stato riconosciuto in Commissione Salute, l’intervento previsto all’Art. 8, comma 11 e seguenti, è frutto anche di un nostro ordine del giorno, il n. 23 collegato al DDL n. 141: sono stati concessi finalmente, con ritardo rispetto agli altri settori, contributi a favore dei servizi diurni per anziani. Queste strutture con vari livelli di assistenza alla disabilità, dovrebbero essere incentivati in una società la cui età media cresce e vuole mostrarsi umana.

Avviandoci alla conclusione, riteniamo che il principale difetto di questa manovra è che non introduce dei criteri nel riparto delle risorse che rispondano alle vere emergenze, ovvero che permettano accanto alla sopravvivenza immediata di aziende e famiglie, anche la spinta verso cambiamenti di modelli socio-economici più sostenibili e che permettano al Friuli Venezia Giulia di subire in modo meno inerme i rincari energetici e la carenza idrica. Sarebbe dovere dell’istituzione guardare temporalmente più in là dei cittadini e non meno, alla prossima consultazione elettorale. Si dovrebbero instaurare dinamiche educative. Quasi tutti gli articoli, nei loro commi, vanno invece nella direzione disperata di perseverare nello spreco, nel consumo irrazionale di risorse, e sono dunque diseducative.  Nel 2009 quando ero Sindaco, all’indomani della crisi del 2008-9, introdussi un fondo comunale a Udine, detto “Fondo Crisi”, per sostenere quelle famiglie che sfuggendo ai criteri ordinari per ricevere contributi economici, tanto era stata inaspettata l’esplosione della bolla speculativa di allora, erano a forte rischio di marginalizzazione. Qualcosa di analogo si sarebbe dovuto fare anche oggi con questo assestamento. Invece non solamente non sono stati utilizzati criteri di bisogno, quali l’ISEE, ma addirittura si è andati a premiare chi si comporta peggio. Ricordiamoci che anche i privilegiati stanno peggio in una società nella quale ci sono disparità. E l’inflazione non è neutrale, le disparità vanno allargandosi.

Con la continuità, la serietà del nostro impegno istituzionale, che ci ha sempre contraddistinti, intendiamo proporre numerosi emendamenti e alcuni ordini del giorno, cercando soprattutto di introdurre criteri di erogazione dei contributi in modo che non inneschino pericolosi effetti di tipo San Matteo. Se tali impostazioni però non verranno accolte il nostro voto a questa manovra elefantiaca sarà convintamente contrario.

Qui il testo del Disegno di Legge n. 171 – Assestamento di Bilancio 2022-2024

Relazione Honsell Documento Economia e Finanza Regionale 2023

Questo documento sarebbe potuto essere una pietra miliare. A 9 mesi dalle prossime elezioni sarebbe dovuto essere l’occasione nella quale delineare le potenzialità maturate da questa regione, qualora ve ne fossero, dopo oltre 4 anni di amministrazione di destra, magari attraverso una SWOT analysis, e offrire il quadro programmatico per il prossimo quinquennio. Ma, ad un primo livello di analisi, non c’è nulla che lo distingua dall’essere un mero, ennesimo, adempimento burocratico. E così passivamente è stato accolto nelle Commissioni. Questo DEFR nella parte di programmazione ricapitola le azioni in essere e – disomogeneo nell’offrire i dettagli dell’ordito degli 8 programmi strategici attraverso la trama delle 19 missioni – sfugge sistematicamente ogni tentativo di offrire una chiave di lettura integrata.

La presentazione del Presidente, lunga poco meno di mezza paginetta, è piuttosto generica: esprime il compiacimento di come la Regione abbia superato, a detta sua, la crisi della pandemia, sia in termini di PIL che di occupazione; candida il FVG a piattaforma logistica per i collegamenti con il Centro Est Europa; evidenzia le manifestazioni EYOF 2023 e Nova Gorica-Gorizia 2025; accenna a non meglio delineate tecnologie basate sull’idrogeno che dovrebbero trovare sviluppo in FVG.

Da questo documento avremmo invece voluto comprendere come, anche alla luce del PNRR, la Giunta Fedriga intendesse affrontare le tre crisi/sfide principali che si sono profondamente aggravate in questi anni: la salute, le disparità economiche e il riscaldamento globale. Non è accettabile liquidare tali questioni dicendo che non è stato possibile affrontarle in modo sistematico a causa di una lista di emergenze: il medicano Vaia, la siccità, la pandemia, l’inflazione, attribuita alternativamente e indifferentemente alla transizione energetica o la guerra in Ucraina.  Proprio la mancanza di strategia fa sì che la lista vada allungandosi. Ogni evento diventa un’emergenza.  Il sistema sanitario pubblico è invece sempre più fragile per motivi strutturali e scelte politiche (scarsa attrattività e fuga del personale, arretratezza della strumentazione, assenza di una rete territoriale per gestire le cronicità); le disparità socio-economiche sono cresciute e l’inflazione, alimentata soprattutto da meccanismi populisti non mirati (il 110%, i bonus e gli incentivi a pioggia, la benzina agevolata,…) sta facendo ulteriormente crescere la percentuale di popolazione del FVG a rischio di povertà[1]; infine la colpevole indifferenza sulle emissioni di gas climalteranti ci lascerà del tutto impreparati alle prossime scadenze che dovrebbero assicurare la sostenibilità ambientale. Affrontare ciascuna di queste crisi richiederebbe un’azione integrata e mirata tra tutte le missioni, che invece manca in questo DEFR nel quale tutto si appiattisce. Si pensi solo al tema dell’efficientamento idrico ed energetico, con la corrispondente riduzione dei fabbisogni energetici da fonti fossili, che è la premessa a qualsiasi trasformazione di paradigma socio-economico: quale missione può considerarsi non coinvolta? Tra le oltre 50.000 parole del DEFR le tre parole chiave delle tre crisi: cronicità, disparità, efficientamento compaiono nel DEFR rispettivamente 1,1 e 3 volte.

Se ad un primo livello, quindi, questo DEFR non è all’altezza del momento per il suo business-as-usual, al meta-livello, invece, questo DEFR è molto significativo in quanto rende esplicito, per assenza, il fatto che non ci sono strategie che vadano nella direzione di un necessario, quanto radicale, cambiamento nei modelli di vita e sviluppo della regione relativamente ai servizi, il lavoro, la mobilità e la coesione sociale. La parola che segna questo DEFR, sin dal primo paragrafo del Presidente, è sostegno – sostegno affinché il vecchio modello pre-pandemico vivacchi ancora per un po’. Ovviamente la diponibilità di risorse finanziarie di quest’anno, crea l’illusione che ciò sia possibile almeno in questo scorcio pre-elettorale, ma è evidente che le risorse oggi disponibili non solamente non ci saranno nel 2023, ma presto bisognerà incominciare a pensare come lo Stato dovrà restituire i debiti e compensare gli scostamenti di bilancio che ha contratto anche per assicurare alla Regione tutte queste risorse. Oggi si può festeggiare che si contribuisce molto poco al saldo di finanza pubblica come invece avveniva in passato, ma ancora per quanto?

Questo DEFR nella parte relativa agli indicatori BES e SDG risulta comunque molto interessante. Obiettivi programmatici naturali sarebbero quelli di raggiungere almeno la media nazionale là dove il FVG si trova deficitario o di ridurre i valori assoluti là dove questi sono preoccupanti, perché l’essenza di una autonomia speciale è conseguire performance migliori rispetto al dato nazionale, non certo peggiori. Non ci può però consolare che rispetto a molti indicatori siano migliori della media. Come indicano tragicamente i dati Eurostat, la media italiana è il risultato di un forte squilibrio nord-sud e pertanto, essere di poco superiori alla media non è poi così significativo. Forse si sarebbe dovuta valutare la media del primo quartile a livello europeo.

Chi ha composto la parte Programmatica non sembra però aver dato peso agli indicatori. Le due parti del DEFR non sono in dialogo. A nostro avviso invece, la prima parte avrebbe dovuto fare da guida alla seconda parte di programmazione Regionale.

Riteniamo pertanto opportuno evidenziare quegli indicatori sui quali si sarebbe dovuto intervenire in modo mirato. Procederemo per missione.

Alla Missione 1 (Servizi istituzionali) il FVG presenta una percentuale inferiore alla media nazionale di forme di e-government da parte delle imprese. Alla Missione 2 (sicurezza) si rileva un affollamento degli istituti di pena molto superiore alla media (125 vs 107). Alla Missione 4 (Istruzione e diritto allo studio) e 5 (Politiche giovanili) si presenta un quadro che, anche se migliore della media nazionale, è inquietante: il 30% dei nostri studenti ha competenze alfabetiche e numeriche non adeguate. C’è un’uscita precoce dal sistema della formazione e istruzione del 9%, i Neet sono oltre il 16%. Il fatto che il 42,3% dei giovani 18-34 anni viva in famiglia con almeno un genitore è un chiaro indice della difficoltà di costruire un’autonomia familiare, lavorativa e abitativa, malgrado tutti i proclami sulla famiglia di questa Giunta. Sotto il profilo della Missione 7 (Turismo) il FVG risulta poco ricettivo in termini di agriturismi, open air, rifugi montani – meno del 20% delle presenze in regione, inferiore alla media nazionale. Il Turismo andrebbe sviluppato proprio nella direzione della valorizzazione del turismo lento ed estivo come abbiamo ripetuto per 4 anni cercando di far varare un piano per la riqualificazione di strutture quali rifugi, malghe e bivacchi, con ben poco successo in verità. Nella Missione 8 (assetto del territorio e edilizia abitativa) colpisce la percentuale di persone che vive in abitazioni sovraffollate 20% e di quella che vive in abitazioni con problemi strutturali o di umidità 10%. Dai dati relativi alla Missione 9 (Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente) si rileva che la qualità dell’aria in FVG è addirittura peggiore della media nazionale: è 89,3% contro 81,9% la percentuale di misurazioni di PM2,5 superiore al livello di riferimento per la salute sul totale delle misurazioni. Il consumo di suolo impermeabilizzato è dell’8%, superiore alla media. L’indicatore relativo al trasporto di merci su strada, Missione 10, che è superiore alla media 28 rispetto a 21, indica tutte le difficoltà di rapporti con RFI e la pessima programmazione per una Regione che vuole candidarsi a Piattaforma Logistica Europea. Anche la lesività grave negli incidenti stradali è superiore alla media nazionale, e dimostra ancora una volta che il diritto alla mobilità in questa regione è pagato ad un caro prezzo sociale, in quanto manca un sistema di trasporto pubblico su ferro che colleghi i centri regionali, obbligando ad un uso ipertrofico dell’automobile. La Missione 12 (diritti sociali, politiche sociali e famiglia) rileva che il reddito disponibile pro-capite è alto in FVG, 21.000 euro contro 19.000 euro, ma confrontando ciò con i dati ISTAT sulla povertà relativa si deduce che in FVG ci sono un’ingiustizia sociale e una disparità preoccupanti. Tra gli indicatori della Missione 13 (Tutela della salute) manca sorprendentemente quello che invece compare in altre Missioni, ovvero il gradimento o la soddisfazione per il servizio. Perché? La speranza di vita alla nascita è superiore della media nazionale 82,1 (82,4), malgrado l’eccesso di peso e l’abuso di alcol siano abbondantemente superiori alla media nazionale 47% (44), 20% (14). Nella Missione 14 (sviluppo economico e competitività) malgrado una sovrabbondanza di ricercatori 33,6% contro i 27% della media nazionale, il numero delle imprese con una connessione a banda larga è inferiore alla media nazionale e le imprese con attività innovative di prodotto o di processo sono sotto il 50%. Questo indica che l’aver centralizzato i Parchi Scientifici e di trasferimento tecnologico è stata una pessima idea che ha solamente tutelato in modo autoreferenziale alcuni soggetti. È evidente che tutto questo renda piuttosto fragile il nostro sistema economico che è ancora troppo esposto a logiche terziste e soggetto agli svantaggi della delocalizzazione. Sono addirittura sotto il 10% le imprese con vendite via web, il 50% in meno della media nazionale. La percentuale degli esercizi commerciali al dettaglio è sotto 10%, valore inferiore alla media nazionale, mentre emerge la prepotenza dei centri commerciali perché la superficie media degli esercizi è superiore del 30% alla media italiana. Nella missione 15 (Politiche per il lavoro e la formazione professionale) i valori sono superiori alla media nazionale, ma in termini assoluti sono devastanti. Svetta un tasso di infortuni del 10/10.000. Ne cito un altro perché recentemente è stato criticato nella direzione opposta dai dirigenti delle nostre categorie economiche: solo il 60% dei lavoratori ha competenze digitali. Nel settore agricolo, Missione 16, il FVG continua ad avere dei valori molto preoccupanti in termini di fertilizzanti distribuiti in agricoltura (757 kg/ha contro 558) e di prodotti fitosanitari (16,4 kg/ha contro 12,4). Non compare più, invece, l’indicatore relativo alla percentuale di territorio a coltivazione biologica, indice che era molto negativo per il FVG fino all’anno scorso. Grave infine la situazione della montagna: a fronte di una superficie montana del 43% (35) la popolazione montana è del 5,2% (12,1) che porta ad una densità abitativa di 18 abitanti kmq contro 67,3.

Il progressivo spopolamento di un’area così vasta che costituisce un patrimonio ambientale inestimabile è la chiusa appropriata a questo DEFR. Questa è una regione che grazie all’etica del lavoro e della serietà dell’impegno sociale dei propri cittadini assicura ancora una buona qualità della vita rispetto alla media italiana, ma purtroppo non migliorano le sue debolezze, che 4 anni di legislazione di destra ha decisamente aggravato.

La ricchezza di sofisticate parole chiave nella parte della programmazione regionale indica che la struttura amministrativa della regione non difetta di personale competente. Quanto invece è deficitaria è proprio la visione politica. La questione è particolarmente evidente per quanto concerne l’assetto cruciale, caratterizzante dell’Autonomia di questa Regione, gli Enti Locali, che continueranno a non avere la granularità di area vasta, le infrastrutture organizzative e le risorse umane per fornire servizi di livello adeguato ai propri servizi. Altrettanto evidente è il deficit strategico relativo alla mitigazione dei mutamenti climatici, la transizione energetica e la decarbonizzazione fossile. Proporre solamente di definire regolamenti in queste direzioni per il 2023 significa che, in questi 5 anni, che dal punto di vista climatico sono decisivi, come tutti gli esperti hanno più volte dichiarato, la nostra Regione non ha saputo fare nulla.

Chissà che opinione si faranno di questa Giunta le future generazioni?

Per i motivi di insoddisfazione evidenziate il nostro parere sul DEFR 2023 sarà contrario.

[1] Al riguardo sono meritevoli di analisi gli indicatori dell’Incidenza di povertà relativa familiare (% di famiglie in povertà relativa) che vede il FVG al 5,7% e dell’Incidenza di povertà relativa individuale (% di persone che vivono in famiglie in povertà relativa sui residenti) che vede il FVG al 8,3%.

Qui il testo del Documento di Economia e Finanza 2023

Relazione Honsell su Rendiconto 2021 (DDL 170)

In occasione dell’approvazione del quinto e ultimo Rendiconto della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia di questa legislatura ho sentito il dovere di fare una relazione di minoranza, più come un rendiconto “al quadrato” per i posteri, di cosa significhi discutere e approvare un rendiconto in questi termini e di come gli si potrebbe dare un senso di cui purtroppo ancora è privo, piuttosto che aggiungere l’ennesimo asettico elenco di numeri.

In primo luogo voglio esprimere un elogio al Servizio Contabile e Rendiconto e al Servizio di programmazione, pianificazione strategica, controllo di gestione e statistica, di questa Regione per la mole della documentazione (quasi mille pagine – con ben 18 allegati, di cui il 16° con ben 12 allegati a sua volta) prodotta dal primo, oggetto del presente DDL, e le oltre 400 prodotte dal secondo (Piano di Prestazione, Obiettivi di Impatto e Obiettivi Istituzionali). Questi documenti permetterebbero, insieme alle loro serie storiche, un quadro preciso sin nei minimi dettagli di quanto sia avvenuto sotto il profilo contabile e finanziario a fronte degli atti amministrativo-gestionali innescati. Inoltre, la ridondanza logica di tutti questi dati permette e permetterà, nello spirito della partita doppia più raffinata ai limiti del block-chain, di incrociare e aggregare in modi diversi le risultanze così da minimizzare il rischio che ci possano essere errori o alterazioni.

Purtroppo, estrarre informazioni politiche e strategiche da questi numeri è molto problematico e nelle varie Commissioni che hanno trattato il rendiconto nessuna delle innumerevoli possibilità di lettura che esso offriva è stata, non dico approfondita, ma nemmeno considerata di sfuggita. Abbiamo assistito all’ennesimo rito di “adempimento” con la consueta ipocrisia che se ne fosse ponderato l’alto significato.

La ragione di tanta passività deriva dal fatto che da tutti questi documenti l’unica cosa che emerge con chiarezza è che nulla emerga con chiarezza. Sometimes less is more. La rotta scelta dalla Regione, la proporzione del suo impegno, gli obiettivi conseguiti rimangono avvolti nell’oscurità. Sembra quasi che la macchina della Regione, una volta partita, sia a guida autonoma. Non è possibile avere uno sguardo sinottico dal ponte di comando. Tutto viene appiattito. L’icona degli scacchi che compare nel frontespizio di alcuni documenti è poco più di un ricordo sbiadito del momento delle scelte. Le strategie, anche se ci fossero, sarebbero sfuocate.

Ma è la politica ad essere soffocata. La forma stessa di tutti questi atti ne decreta l’abdicazione alla macchina burocratica. Il fatto che la Giunta abbia formulato il proprio Piano strategico 2018-2023, nel 2019, articolandone poi nei DEFR e nei NADEFR annuali le variazioni, non aiuta a misurare le proporzioni dell’impegno regionale, perché ci consegna un quadro nel quale sono protagoniste solo le parole chiave.

Come contributo al dibattito su questo DDL mi limiterò dunque a formulare degli interrogativi. A questi, certamente, i responsabili delle Direzioni sapranno elaborare risposte tecniche più che adeguate, ma nell’elementarità della loro formulazione, questi interrogativi indicano che c’è un problema politico profondo nel controllo di gestione e di rendiconto. Se davvero un valore importante della pubblica amministrazione è l’accountability, e dal suo poco rispetto è nata l’antipolitica, nulla in tutti questi documenti può aiutare davvero a superare l’esame di coscienza, che in primo luogo dovrebbe farsi la Giunta, che nel 2021 si sia fatto davvero del nostro meglio, nei rispettivi ruoli.

Operativamente ho voluto confrontare questo DDL con quelli dei due anni precedenti ovvero la L.R. n. 11/2021 e la L.R. n. 6/2020. Ebbene, la prima differenza la si trova già all’Art.1. Quest’anno gli allegati principali sono 18 e non 17 come in passato. Perché?

Confrontiamo i numeri di alcuni articoli:  Art. 2 (Gestione della competenza dell’esercizio finanziario 2021)

2019 – Entrate 7.242.595.279,59 | impegnate   6.841.884.041,20
2020 – Entrate 7.603.571.615,93 | impegnate   6.638.564.092,70
2021 – Entrate 7.798.238.353,30 | impegnate   6.966.440.219,56

Art. 5 (Situazione di cassa) a fine esercizio

2019 – 2.529.366.104,91
2020 – 3.732.814.902,05
2021 – 5.016.651.531,75

Art. 6 (Risultato di amministrazione) avanzo
2019 – 1.099.726.625,88
2020 – 2.133.905.868,15
2021  – 2.635.385.696,39

Emergono crescite vertiginose, come nella cassa, trend di crescita, come nelle entrate, non compensate da trend paralleli negli impegni, che rimangono sostanzialmente costanti. E soprattutto c’è una crescita dell’avanzo impressionante! Perché? Certamente andrebbero considerati i residui attivi e passivi e il fondo pluriennale vincolato. Ma si aprirebbero solo nuove domande. Un tempo portare un avanzo di amministrazione cospicuo era la “prova provata” di un’amministrazione inefficiente, che procede con il freno a mano inserito! Oggi sembra invece un vanto.

Già solamente l’andamento di questi dati dovrebbero offrire invece materiale per una riflessione molto profonda su cosa abbia caratterizzato questi anni. Riflessione che purtroppo è mancata quasi totalmente. Incidentalmente rilevo che il Documento della Performance non viene nemmeno discusso.

Certamente lo scenario economico-finanziario è molto migliorato rispetto a quando erano in forza vincoli pesanti quali gli spazi finanziari, le contribuzioni al saldo di finanza pubblica, nonché il patto di stabilità. Ma proprio questa condizione di innegabile privilegio dovrebbe spingere la Giunta ad uno sforzo di accountability, che invece non c’è stato.

L’allegato principale è l’allegato 16 che dà la Relazione sulla gestione. Vale la pena notare e chiedersi, come mai tante missioni hanno un utilizzo inferiore al 90% della somma degli impegni dell’anno e del Fondo Pluriennale Vincolato. In particolare nella missione Diritto alla mobilità si è utilizzato solo il 72,18%, nella missione Politiche per il lavoro e la formazione professionale solo il 68%, nella missione Energia e diversificazione delle fonti solo l’85%, nella missione Istruzione e diritto allo studio solo l’85%. Colpisce che nella missione Servizi istituzionali, generali e di gestione su 1.461.165.102,97 (1.147.137.703,50+34.531.933,57) solamente l’80,87% sia stato utilizzato. Queste percentuali preoccupano.

L’impressione è che questi anni di straordinaria opulenza finanziaria abbiano messo a dura prova la capacità di produrre effetti. Se si lascia riposare tanta ricchezza nelle pieghe del bilancio e non viene nemmeno impegnata, a quando l’impatto? Si noti infatti che qui si parla solamente di impegni – le varie tappe dallo studio di fattibilità, ai progetti preliminari, definitivi, esecutivi, ai contenziosi per le riserve per giungere al collaudo – sono totalmente fuori dall’orizzonte di questo Rendiconto e della possibilità per chiunque di monitorarle.

Una nota positiva è contenuta nell’allegato ALLEGATO 12 (Nota relativa alla tempestività dei pagamenti) a sua volta allegato all’Allegato 16, che riporta il numero di 17,74 giorni (erano 20,18 nel 2020, ma solamente 13,67 nel 2019). Anche qui ci sarebbe da chiedersi il perché di queste oscillazioni. Ma mi accontento, limitandomi a ricordare i tristi tempi di quando erano in vigore i cosiddetti “spazi finanziari” che videro soffocare tante aziende che si trovarono in mano crediti faticosamente esigibili dalla Pubblica Amministrazione. Ricordo come da Sindaco lavorai molto perché ciò non avvenisse.

Importanti appaiono anche le analisi delle principali variazioni rispetto al bilancio di previsione e le principali spese che vengono accuratamente riportate negli allegati. Tutte meriterebbero un approfondimento. Purtroppo il testo è molto terso e senza commenti è difficile trarne una quale informazione utile ad un dibattito politico.

Mi limito così ad alcune osservazioni conclusive. Poiché la missione più finanziata è “TUTELA DELLA SALUTE” con ben 3.354.631.872,89 dalla quale risulta che il 98,52% è stato utilizzato, tale missione meriterebbe una profonda analisi di impatto. Purtroppo, a parte alcuni indici macroeconomici presenti nel DEFR e qualche scarna paginetta nel Piano della prestazione e della performance, poco si ricava da tutto questo materiale. Come si potrebbe valutare davvero?

Se confrontiamo questa spesa con quella dello “SVILUPPO SOSTENIBILE E TUTELA DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE” finanziato con miseri 396.223.971,22 utilizzati per giunta solo per il 90,78%  e quella relativa alla “ENERGIA E DIVERSIFICAZIONE DELLE FONTI ENERGETICHE” finanziata per 17.635.454,75 e utilizzata per l’85% (ricordo che solo per la benzina agevolata ci sono sati investimenti per ben più del doppio) colpisce quanto poco sia stato investito nel 2021 su temi decisivo per il futuro (i due terzi provengono infatti dal FPV) e anche quanto poco sia stato l’interesse che tali tematiche hanno suscitato in questa Giunta.

Auspico che ci possa essere nel futuro un’evoluzione dei meccanismi di rendicontazione e di accountability che rendano il tutto meno autoreferenziale. Fino ad allora non rimarrebbe che riporre la fiducia che quanto inventato 500 anni fa da Luca Pacioli possa ancora salvarci.

È indubbio che la Giunta si è trincerata dietro i tecnicismi contabili e non ha dimostrato nessun interesse a rendere più trasparenti i numeri, creando le condizioni per un’autentica accountability in un’epoca storica così opulenta.

Quanto, seppur faticosamente emerge da tanti numeri, non è però incoraggiante politicamente e la preoccupazione che il sistema proceda quasi a guida autonoma, se non, alla luce dell’avanzo così cospicuo, non proceda addirittura al rallentatore, ci portano a esprimere voto contrario al DDL 170.

Testo DDL 170 – Rendiconto generale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per l’esercizio finanziario 2021