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DDL 123, SviluppoImpresa: relazione di minoranza

C’è bisogno di un radicale cambiamento di paradigma! Quindi vi è un’unica domanda da porsi su questo DDL: in che misura ci aiuta a compierlo?

Undici mesi sono trascorsi da quando scoppiò nell’incredulità generale, questa gravissima emergenza socio-economica e sanitaria che purtroppo ancora perdura in un clima contraddittorio di allarme giustificato e colpevole negazionismo. Undici mesi che hanno sconvolto profondamente, sin negli aspetti più elementari le dinamiche sociali e private compromettendo la nostra capacità di progettare il futuro. Con preoccupazione ci interroghiamo quindi su come avviare una ripresa in tanti settori duramente colpiti, se non desertificati (turismo e spettacolo per citarne due emblematici), e su quali saranno i terribili contraccolpi occupazionali, quando verrà meno il blocco dei licenziamenti.

Ci chiediamo inoltre se gli sconvolgimenti planetari che stiamo vivendo non siano l’anticipazione di quelli previsti dall’incessante riscaldamento globale di origine antropica, che ha portato l’ultimo decennio ad essere il più caldo degli ultimi 12.000 anni.

A nostro avviso una risposta non si può trovare se non coniugando in modo strategico e integrato una ripresa resiliente a un progresso sociale e di consapevolezza ambientale, sostenibile e solidale, attraverso la riduzione degli squilibri territoriali, le disparità tra i cittadini, gli sprechi e i consumi. Non voglio più usare l’espressione banale “sviluppo”, che invece compare un po’ semplicisticamente nel titolo del DDL in questione, perché non penso ci siano più spazi da consumare su questo pianeta nei quali ci si possa “sviluppare”, senza che si scatenino nuovi e ancor più devastanti meccanismi retroattivi (feedback negativo).

Desta molta preoccupazione inoltre, che non ci si interroghi affatto su come progettare i “tempi del contagio”. Si guarda invece solamente oltre, come se fosse scontato che presto tutto questo finirà e si potrà ritornare alla normalità. Ma è proprio il senso della parola normalità che andrebbe invece messo in discussione se si vuole che le sofferenze degli ultimi undici mesi non siano state inutili. Tanto per dare un esempio la riduzione degli spostamenti e lo smart working vanno guidati e valorizzati e non lasciati all’iniziativa delle singole imprese come opportunità di speculazione.

A nostro avviso questo DDL è una risposta debole a questi pressanti interrogativi. Va comunque riconosciuto che costituisce, almeno, una qualche risposta.

Bisogna prenderne atto, undici mesi fa si interruppe per sempre, una normalità. Eravamo alla conclusione delle relazioni sul DDL 80, che porta lo stesso nome del presente DDL: SviluppoImpresa. Quella era una norma che giudicavamo in modo moderatamente positivo, anche perché si innestava, arricchiva e sottoponeva ad una appropriata manutenzione la L.R. 3 del 2015 Rilancimpresa, della quale riecheggiava sin il sottotitolo. Una Legge quest’ultima, che peraltro, come è stato indicato nell’ultima seduta del Comitato LCV del FVG, ha dato esiti positivi, rispetto ai parametri considerati. Ma fu norma che certamente non evitò una molteplicità di crisi aziendali e perdita di posti di lavoro. Al riguardo va rilevato infatti che tali crisi che colpirono settori cruciali e certamente non in dismissione come quelli dell’occhiale o dell’elettronica, furono subite molto passivamente dalla classe imprenditoriale della regione. Quindi l’impresa era ben lontana da un qualche rilancio. La prima domanda specifica su questa legge non può quindi non essere: questo DDL come attrezza l’impresa, che vorrebbe sviluppare, per il momento nel quale verrà eliminato il blocco dei licenziamenti? Preoccupa che nulla in questa legge risponda direttamente a questa domanda.

Undici mesi fa come Open Sinistra FVG davamo comunque una valutazione moderatamente positiva al DDL 80, più per la direzione nella quale cercava di legiferare che per le concrete strategie che metteva in campo. Indicavo nella relazione a tale DDL (a cui rimando) soprattutto una mancanza di un’energica strategia globale integrata e suggerivo numerosi correttivi.

Va riconosciuto che nel DDL 123 molte delle nostre osservazioni sono state riprese nelle keywords di numerosi articoli. Annotiamo che è stato raccolto inoltre il senso di molte delle sollecitazioni proposte da Open Sinistra FVG in questi undici mesi attraverso i nostri ordini del giorno, emendamenti, nonché le due PDL da noi depositate, ovvero la Proposta di Legge n. 77 sulla transizione energetica e il contenimento delle emissioni di CO2 da fonti fossili e la Proposta di Legge n. 124 sul software libero e Open Source. Il testo del DDL 123 è oggi molto più ricco e senza dubbio più efficace di quello del DDL 80, anche per aver accolto il significato dei nostri contributi. Concetti quali cultura digitale, efficientamento, sostenibilità, e transizione energetica, silver economy, valorizzazione degli spin-off, e delle certificazioni, da noi ripetutamente ribaditi sono oggi tutti presenti a qualche titolo. Non tutti in verità con la frequenza che a nostro avviso sarebbe stata opportuna, perché ciascuno se pienamente elaborato aprirebbe già da solo importanti orizzonti e individuerebbe direzioni lungo le quali irrobustire il nostro sistema economico.

Come undici mesi fa esprimiamo quindi un apprezzamento collaborativo per il carattere antologico di questo provvedimento di quasi un centinaio di articoli che accennano a temi cruciali: dalla digitalizzazione alla promozione delle start up, dalle nuove modalità di accesso al credito (attribuendo anche nuove responsabilità a Friulia) al sostegno all’internazionalizzazione, dall’economia sostenibile a quella circolare, al riuso e al recupero, dal welfare aziendale, alla responsabilità sociale di impresa a dal riordino dei consorzi l coordinamento delle risorse. Molto significativo è il ruolo che grazie a questa legge potrà svolgere l’Agenzia Lavoro e SviluppoImpresa. Riconosciamo quindi senza indugio l’impegno dell’Assessore e dei suoi uffici. Hanno tutti dimostrato competenza e una certa visione meritando senz’altro un ringraziamento per il lavoro fatto.

Con il consueto spirito propositivo che ha sempre caratterizzato la nostra presenza in questo Consiglio regionale presenteremo comunque degli emendamenti che riteniamo migliorativi nel dettaglio dell’articolato nonché ordini del giorno. In particolare ne annunciamo sull’Open technology e la cultura digitale alla luce della nostra Proposta di Legge n. 124 sul software Open source che abbiamo recentemente depositato. Mireremo inoltre a consolidare i meccanismi che favoriscono lo spin-off della ricerca verso la costituzione di start-up e l’attività di R&D, e richiameremo con maggiore costanza il tema della sostenibilità, che non va mai dato per scontato se si vuole progettare a favore della Next Generation. Saremo anche fermi a richiamare sempre il coinvolgimento delle Commissioni competenti nei numerosi articolati che delegano decisioni a nostro avviso importanti alla Giunta. Siamo fiduciosi che alcuni degli spunti che offriremo possano essere valorizzati. Nostro obiettivo fondamentale è quello di caratterizzare l’idea di progresso economico regionale come l’acquisizione di un ruolo da protagonisti scongiurando che alcune dinamiche, come quelle della rivoluzione digitale, possano invece ridurlo banalmente a quello di mero consumatore colonizzato.

Avremmo dunque potuto dare un voto positivo in Commissione piuttosto che esprimere un’astensione? Ci siamo astenuti solamente come sollecitazione tattica?

Purtroppo la riposta è che il voto di astensione nasce dalla preoccupazione, già evidenziata, che questa norma non raggiunga tutto il potenziale che potrebbe avere in un momento tanto difficile per il nostro sistema economico. Le criticità strutturali che evidenziammo undici mesi fa relativamente all’impianto della DDL 80 permangono e rischiano di indebolire le innumerevoli azioni positive che il ricco articolato di questa norma potrebbe invece innescare. Voglio dunque riprenderle nel rispetto del difficile ruolo di un’opposizione, che deve essere coscienza critica e momento fondamentale nel processo di miglioramento continuo dell’azione legislativa. Le criticità principali di questo DDL sono le seguenti.

  1. Di sviluppo non si dovrebbe più parlare bensì solamente di progresso e dunque andrebbero specificate maggiormente le direzioni nelle quali andare.
  2. È necessario promuovere un cambiamento di paradigma. In questa legge si offrono importanti disposizioni per la modernizzazione, ma questo è il linguaggio del business as usual, che ci porterà tutt’al più a rimandare la catastrofe ambientale. Un articolo emblematico è quello del Capo IX, art. 57. Non una parola sulla direzione nella quale innovare davvero, per rendere più sostenibili tali settori che sono tra i più energivori. Mancano inoltre articoli efficaci per favorire il recupero dell’infrastruttura dell’unico turismo ormai possibile ovvero quello: lento, sostenibile, culturale.
  3. Pesantissima è ancora la frammentazione a silos con la quale è organizzata l’azione di questa legge. Non è possibile non integrare le strategie dell’assessorato alle attività produttive a quelle dell’assessorato all’ambiente, dell’assessorato alla ricerca, formazione e lavoro, di quello all’agricoltura, o di quelli all’infrastruttura. Comprendo che un atteggiamento secondo il whole-of-government approach non è facile, ma ogni azione condotta in isolamento da un singolo assessorato è destinata a non incidere sul sistema. Perché si continua a non esplicitare mai nemmeno un raccordo tra le varie direzioni?
  4. Altro raccordo assente è quello con le strategie di progettazione europea soprattutto rispetto alle varie articolazioni della Next Generation EU Initiative. Come è possibile che l’autorità di gestione dei fondi europei non sia presso l’assessorato alle attività produttive, ma sia altrove, e in questa legge non figuri mai?
  5. Molti articoli in questa legge, quali l’art. 18 sulla trasformazione digitale o l’art. 21 sull’Open Technology sono troppo vaghi e quindi denunciano una scarsa elaborazione progettuale. Non basta elencare le keywords perché vengano implementate. Analoga preoccupazione rileviamo sugli articoli relativi all’ingegneria finanziaria, che ribadiscono lo stereotipo che lo strumento finanziario possa da solo, genericamente, innescare idee imprenditoriali sostenibili e resilienti. Guardando al passato sembra invece piuttosto l’opposto.
  6. Questa legge soffre anche di un’altra sindrome che definirei dell’ipertrofia dell’intermediazione. Prima di delegare ad altri soggetti ed altre agenzie temi importanti quali l’innovazione e la digitalizzazione, la Regione dovrebbe dare indicazioni precise su cosa vuole che venga fatto. La politica non deve abdicare le scelte di indirizzo ai tecnici. Questo modo di agire soffoca tra l’altro il pluralismo. Si dovrebbe redigere un piano regionale dello sviluppo della ricerca e della digitalizzazione a cui partecipino rappresentanti di tutti i portatori di interesse. Solamente una volta definito il piano, si deleghi il tutto ad un’agenzia. In questo DDL avviene il viceversa. Si trova l’agenzia e buonanotte! Si rischia di mette su un piedestallo un’agenzia sperando che, come per magia, decida la cosa giusta da fare. Inevitabilmente darà risposte secondo i propri stereotipi. Cluster, consorzi, distretti: c’è un rischio concreto di confusione ordinamentale e operativa, se non addirittura di conflitti di interessi. L’art. 62, comma 1, è un esempio emblematico di questa dinamica.
  7. Nel DDL mancano indicatori precisi di risultato e di impatto. Come scrivevo circa il DDL 80, anche il presente DDL nasce secondo un paradigma vecchio: erogare più risorse sperando che gli imprenditori, operando nella massima libertà, abbiano buone idee. Ma, esattamente come c’era bisogno di fare una legge che facesse progredire la nostra regione verso un nuovo paradigma di progresso, così c’era bisogno di una legge che incarnasse un nuovo paradigma legislativo. Il DDL 123 invece, certamente non è una legge di riforma, ma solamente una norma di modernizzazione ovvero di aggiustamento.
  8. Quest’ultimo punto si riflette anche nel fatto che questa legge corposa non è un testo unico sulle imprese nell’era Covid e del riscaldamento globale fuori controllo. Per capire come opera si deve ancora saltabeccare tra svariati testi normativi a cominciare dalla L.R. n. 3 del 2015. Lo strumento legislativo è quindi sempre più saldamente in mano ai pochi guru che sanno navigarci e interpretarlo. Il potere del tecnicismo è ancora inespugnabile.

Concludiamo con alcune considerazioni più puntuali ma non meno importanti.

Si è detto che il concetto di sostenibilità dovrebbe essere martellante un po’ ovunque nella legge, ma in particolare nell’articolato sui consorzi. Ne do un semplice esempio. All’art. 74 si parla di efficientamento ma non ci si deve limitare a quello energetico o finanziario, il consumo di acqua sarà altrettanto drammatico nel prossimo futuro.

Ci sono elenchi in troppe norme. Questi rischiano di essere interpretati in modo esclusivo. Ad esempio negli articoli del Capo IV, sugli strumenti di accesso al credito non vengono mai menzionate le imprese culturali della musica e dello spettacolo. Non compaiono tra i soggetti incentivabili gli attori della silver economy che altrove invece sembrava si volessero incentivare.

Soprattutto non compaiono misure per l’intrapresa degli esclusi dal lavoro a seguito di crisi aziendali. Gli articoli sulla responsabilità sociale di impresa andrebbero arricchiti in questo senso. Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini dei blocchi dei lavoratori all’uscita dalla loro azienda dei loro mezzi di produzione che venivano delocalizzati altrove per speculare sul costo del lavoro.

Va rivalutato il lavoro della Commissione consiliare, visto anche il contributo che le si è riconosciuto nell’evoluzione dal DDL 80 al DDL 123. Esempi di articoli nei quali questi passaggi vanno potenziati sono ad esempio l’Art. 10 e l’82.

La tematica sulla cultura digitale andrebbe gestita in modo più continuativo. L’evoluzione è rapida. È urgente avviare provvedimenti per sviluppare l’internet of things e un cloud regionale.

Infine nel parlare di riuso e riciclo si deve affrontare il tema dei costi di riqualificazione e bonifica. Non è un problema architettonico quello degli insediamenti dismessi bensì ambientale.

In conclusione confermiamo il voto di astensione in attesa del dibattito in aula e della disponibilità della maggioranza a fare proprie alcune delle nostre priorità, che poi dovrebbero essere quelle di tutti in quanto la window of opportunity, ovvero la finestra di opportunità per agire scongiurando catastrofi ambientali per le Next Generations si sta chiudendo!

Testo DDL fuoriuscito dalla Commissione

Ddl 122, sostegno e ripartenza dei settori cultura e sport e altre disposizioni settoriali: relazione Honsell

Dopo ben 3 tentativi falliti, e quasi un anno di attesa, finalmente sembra essersi aperto lo spiraglio per fornire sostegno e ristoro economico alle categorie più fragili dei lavoratori della cultura, dello spettacolo, della musica e dello sport. Evviva!

Questi lavoratori sono stati tra i più colpiti dalla devastante crisi economica che stiamo attraversando, perché operano soprattutto in attività artistiche “dal vivo”, che sono state quasi azzerate a seguito delle misure per fronteggiare la pandemia. Sono lavoratori fragili perché sono quasi sempre lavoratori intermittenti (gli artisti), oppure a chiamata, (la pluralità di figure funzionali alle attività culturali e artistiche stesse, ovvero i tecnici del suono e delle luci, i facchini ecc.).

Questi lavoratori sono tra i più fragili anche non in tempi di contagio, perché non raggiungono i volumi di ricavi che giustificano la costituzione di un’impresa, ma nonostante ciò, operando con partita IVA come lavoratori autonomi o con imprese individuali, sono classificati con quegli stessi codici ATECO che invece, qualora fossero imprese con fatturati più consistenti avrebbero già da tempo beneficiato di misure di sostegno, con i decreti regionali di ristoro precedenti.

Questi lavoratori sono però, tra i più preziosi in questi tempi sconvolgenti, perché con le loro attività aiutano a elaborare i drammi e i lutti della contemporaneità e a costruire un immaginario collettivo di speranza e di fiducia. Sono gli interpreti di un linguaggio che parla alla coscienza di tutti, con registri tra i più diversi e proprio per questo più popolari e universali. Vedere soffocate le loro voci, come è avvenuto fino ad adesso, penalizza pesantemente non solamente loro ma tutti i noi, rendendoci meno resilienti, meno capaci di dare un senso a ciò che ci sta avvenendo.

Come Open Sinistra FVG ci siamo battuti da mesi, perché questi lavoratori venissero riconosciuti e venissero superate quelle che da più parti, erano viste come criticità burocratiche insormontabili. Abbiamo indicato nei registri della previdenza sociale, dell’INPS, e dell’Agenzia delle Entrate i riferimenti da considerare. Siamo quindi lieti di essere finalmente riusciti a sgretolare quel muro di pregiudizi burocratici. Lo saremmo stati ancor di più se tutto ciò fosse stato riportato in questo testo di legge in modo più esplicito. Ciò non è avvenuto, ma il senso dell’Art. 2, le assicurazioni ricevute a voce dall’assessore e soprattutto il decreto attuativo previsto nel comma 4 dell’Art. 2, che verrà comunque valutato in commissione, ci rendono fiduciosi. Comunque, fino a quando non ne vedremo il contenuto, non possiamo averne la certezza. Per questo ci siamo riferiti a questa legge come ad uno spiraglio aperto, e non abbiamo usato la metafora della porta spalancata. Continueremo a vigilare dunque, i lavoratori della musica e spettacolo possono essere certi. E insisteremo se qualche tipologia ancora sfuggisse, adesso che la strada da noi indicata è stata finalmente percorsa.

La vicenda di questi lavoratori però, ci deve far riflettere anche su una questione più generale, che riguarda tutta la metodologia di attuazione dei ristori e dei contributi regionali. C’è infatti il rischio, che abbiamo spesso indicato in passato, che varare misure di ristoro non universali e non secondo il bisogno, come quelle varate prima di questa, aumentino le disparità più di quanto le riducano. Quelle misure, come del resto gli incentivi o le modalità di rinegoziazione del debito, aiutano infatti soprattutto, o solamente, chi prima della crisi si trovava già in una posizione di vantaggio e discriminano invece, o escludono, chi era più fragile o era rimasto indietro. Quindi misure come quelle varate in passato puniscono doppiamente gli ultimi.

Abbiamo segnalato già in molte occasioni questa dinamica perversa, che è quasi un esempio da manuale di effetto paradosso, o effetto rimbalzo: si cerca di aiutare chi si trova in difficoltà ma se non si misura il bisogno, l’effetto netto è di spingere chi è già svantaggiato a livelli ancora maggiori di svantaggio.

Osservate dunque come sono stati approvati i decreti ristori a fondo perduto: i lavoratori più deboli nel contesto economico precedente alla crisi sono gli ultimi ad essere stati aiutati!

Concludiamo questa relazione con alcuni commenti più specifici sull’articolato, che meriterebbero di venir considerate positivamente, per lo meno come ordini del giorno.

Il primo ha anch’esso quasi il sapore del paradosso: tra i luoghi della cultura non compare la SCUOLA! Con svariati emendamenti, inascoltati peraltro, in questi anni abbiamo cercato di sostenere lo sviluppo del raccordo tra teatro e scuola e tra musica e scuola. Queste attività, oltre a permettere in ogni epoca una modalità di apprendimento e di educazione alternativa, ovvero quella performativa e multifunzionale, in quest’epoca di pandemia potevano offrire nuove strategie per superare certe limitazioni della scuola in presenza e della didattica a distanza. Al comma 2 dell’Art. 1 si doveva dunque considerare anche la scuola come luogo della cultura. Proporremo un emendamento e un ordine del giorno in questa direzione.

È importante che le iniziative dell’Art. 3 vadano a compensare i possibili squilibri dei bandi ordinari dall’assessorato e non siano del tipo “piove sul bagnato”, oppure laddove c’è meno siccità, aggravando la desertificazione della cultura diffusa, confermando ancora una volta a i rischi di queste azioni straordinarie, già evidenziati.

Molto interessante infine è l’Art. 4. Se il cluster svolgerà un’attività di consulenza a livello di iniziative europee a tutti i lavoratori della cultura e dello spettacolo, comprese quindi le imprese individuali, permetterà di aprire una pluralità di scenari con importanti ricadute finanziarie e di nuovi orizzonti. Ciò sarà particolarmente importante e funzionale in vista del 2025 che vede Nova Gorica-Gorizia Capitale europea della Cultura. Questo cluster deve inoltre innescare dinamiche di dialogo e fertilizzazione incrociata (cross-fertilization) tra imprese cultuali anche individuali e imprese economiche in altri settori, anche di dimensioni molto più grandi. Anche qui preannunciamo un ordine del giorno.

Per tutti questi motivi e con lo spirito collaborativo che ci ha sempre contraddistinti, confermiamo il voto favorevole a questo decreto, che sarà tanto più convinto quanto più verranno accolte le nostre sollecitazioni.

Testo fuoriuscito dalla Commissione

Proposta di legge Honsell su “software libero”: comunicato stampa

Oggi, Furio Honsell, Consigliere regionale di Open sinistra FVG, ha presentato la Proposta di Legge n.124 “Norme per la promozione e la diffusione di sistemi di software libero, nonché per la trasparenza, l’accessibilità e la portabilità nella Pubblica amministrazione.” La conferenza si è svolta telematicamente utilizzando la piattaforma Open Source: BigBlueButton. Nel corso della conferenza stampa hanno preso la parola a Giorgio Favaro di Continuity, in rappresentanza delle aziende regionali che sviluppano software libero e Alain Modolo, Presidente dell’associazione di promozione sociale PN Linux User Group, che è l’associazione di riferimento a livello regionale per il software libero.

“Questa proposta di legge vuole promuovere l’utilizzo, lo sviluppo e l’educazione al software libero, per affrancare il nostro paese e le nostre amministrazioni dal colonialismo digitale di poche multinazionali, e sviluppare i principi della conoscenza aperta, e nuovi posti di lavoro qualificati”: ha dichiarato Furio Honsell.

“Da oltre 15 anni è stato approvato in Italia il codice per l’Amministrazione digitale, ma siamo ancora agli albori. Questa proposta di legge nasce da un dibattito con le aziende, le associazioni, le scuole, e le università. Permetterà di promuovere l’adozione e lo sviluppo di software non proprietario attraverso un’alleanza tra sistema pubblico, aziende e associazioni. L’esplosione di attività on line dovuta alle restrizioni per fronteggiare la pandemia, dallo smart working alla didattica a distanza ci ha consegnati nelle mani di pochi soggetti, esponendoci a rischi difficilmente valutabili, quanto alla riservatezza e la portabilità, nonché a futuri costi ingenti, quando le piattaforme oggi gratuite diventeranno a pagamento”, ha continuato Honsell: “solamente un forte sviluppo di software open source può trasformare la nostra regione da consumatore a produttore, con la conseguente creazione di posti di lavoro qualificati. La Regione deve darsi un piano triennale per l’Open source, d’intesa con le associazioni, favorire l’uso di software non proprietario e disincentivare quello che ci rende inconsapevolmente manipolabili”.

Giorgio Favaro di Continuity: “con il progetto comeinclasse.it, Continuity ha investito in soluzioni per la didattica a distanza basate sul software libero BBB fin da inizio pandemia creando eventi divulgativi e facendo comunità insieme alle associazioni più note del settore. È stato un piacere ospitare la conferenza stampa su una delle nostre istanze dimostrando così la versatilità e validità del software. Continuity è accreditata come fornitore AgID con il progetto comeinclasse.it. Nella nostra esperienza possiamo dire che non è la mancanza di aziende che sono in grado di dare alternative basate su software open source e rispettose della privacy, ma molto di più una reale collaborazione ed un piano strategico tra istituzioni e pubblica amministrazione. Questa proposta di legge penso vada nella direzione giusta coinvolgendo aziende, associazioni, pubbliche amministrazioni e rafforza la legge del Codice dell’Amministrazione Digitale già esistente.”

Infine, Alain Modolo, Presidente di PN LUG: “l’esperienza dell’associazione PN LUG spesso viene richiesta per l’utilizzo di dispositivi apparentemente obsoleti, resi tali solo dal software appesantito per farli invecchiare appositamente. Con l’utilizzo di software libero e sistemi Linux riusciamo a recuperarli dando al computer nuova vita, evitando il consumismo programmato. Le 4 leggi del software libero possono essere riassunti in una: condivisione. È questo il valore della nostra associazione che portiamo fra i nostri soci e nelle scuole con cui abbiamo collaborato come associazione di promozione sociale.”

Legge di stabilità 2021: relazione minoranza Honsell

Questa relazione discende e integra l’analisi generale che ho svolto nella relazione alla Nota di aggiornamento al DEFR 2021 e pertanto andrebbe letta di seguito a quella. Quindi non richiamo tutte le considerazioni critiche già svolte in quella sede limitandomi a fare alcune considerazioni schematiche di sintesi, che ritengo debbano essere messe ben a fuoco nel dibattito in aula:

  1. Non c’è una potenziale crisi finanziaria della Regione nel 2021! come ci aveva invece spaventati il Presidente Fedriga, in quanto lo Stato, non solo nei settori critici della sanità, e indirettamente della scuola e degli enti locali, ha stanziato abbondanti provviste per fare fronte alle spese straordinarie derivanti dall’emergenza epidemiologica, ma ha anche assicurato che per il 2021 ristorerà le Regioni delle minori entrate conseguenti all’emergenza Covid-19, da scomputare dal contributo alla finanza pubblica. Dunque questa Legge di stabilità ha tutte le risorse necessarie per mettere in sicurezza i capitoli non manovrabili e per operare in piena autonomia e libertà con i capitoli manovrabili almeno tanto quanto negli anni scorsi.
  2. Gli strumenti finanziari 2021 sono dei fossili normativi! e non solamente per la scarsa attenzione all’impronta carbonica. Questa è la prima Legge di StabilitàC. ovvero dopo Covid. Avrebbe dovuto sviluppare con uno slancio coraggioso e lucido le nuove strategie per affrontare le tre gravissime crisi che stiamo attraversando: quella epidemiologica, quella economica che ne deriva, e quella planetaria ambientale di cui la prima è solo un’anticipazione. Invece, nella pluralità di documenti relativi agli strumenti finanziari 2021, non si evince la consapevolezza della gravità delle problematiche, e si opera come si operava in passato, come se nulla fosse, in stile a.C., ovvero avanti Covid. Gli articolati che ci sono stati presentati sono certamente apprezzabili in tanti micro-aspetti, ma sono tutti marginali. Non è così che si affronta la presente congiuntura, soprattutto se ci sono risorse. Quella che stiamo vivendo è una trasformazione epocale, perché planetaria, che sta sconvolgendo la vita materiale di ognuno di noi e sta incidendo pesantemente sul nostro immaginario e, forse ancora più profondamente, su quello dei nostri giovani.
  3. Gli strumenti finanziari proposti non pongono le basi per quelle riforme e programmi strategici che saranno indispensabili per poter utilizzare in modo efficace, a beneficio della comunità e non dei soliti noti, le abbondanti risorse che arriveranno grazie alla della Next Generation EU attraverso il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza. Al riguardo, viste le tempistiche, si dovrebbe fare una rapida ricognizione dei molti progetti di fattibilità che già ci sono su tanti argomenti, e procedere celermente a perfezionarli, ma la Giunta purtroppo ha deciso di non procedere su questo fronte, oppure di operare in assoluto segreto. Ancora una volta, come tanto spesso è accaduto in questi primi anni di Giunta Fedriga, il Consiglio è stato cortocircuitato.
  4. Le riforme avrebbero dovuto rivoluzionare e rilanciare almeno, e non solo: la sanità territoriale e la prevenzione (rispetto alla quale da decenni siamo sotto la soglia del 5% delle risorse impiegate in sanità, come ha fatto rilievo la Corte dei Conti nel suo ultimo documento di parifica), le politiche ambientali e la transizione energetica, gli enti locali, il turismo e la cultura, l’infrastruttura telematica, l’innovazione sia nel settore primario che secondario, la ricerca e l’alta formazione. In tutti questi settori gli strumenti finanziari 2021 invece manifestano la scelta di procedere in modo quasi inconsapevole del momento che stiamo vivendo, con una visione a tunnel, secondo il più banale Business as usual.

Ho espresso un giudizio di grave insufficienza sul DEFR rispetto alla gravità del momento e altrettanto giudico i Disegni di Legge n. 116 e 117. Ecco alcuni esempi dell’inadeguatezza di questi strumenti normativi.

  1. La Regione FVG è ambiziosa: vuole candidarsi come Regione pilota nell’attuazione della strategia Green Deal Europeo di cui alla Comunicazione COM (2019) 640 del 11/12/2019, per questo all’Art. 4 del DDL n. 117 stanzia, udite, udite ben 250.000 euro per ciascuno dei prossimi 3 anni, per lo sviluppo di … un progetto per il conseguimento della neutralità energetica e climatica entro il … 2045. E nei commi successivi stanzia, udite, udite, ben 100,000€ all’anno per l’individuazione e lo sviluppo di progetti finalizzati alla promozione della transizione energetica sul territorio regionale da attuare mediante la stipula di protocolli d’intesa. La palla è finita in tribuna! Non si parla di PAESC regionale da definire ed attuare con urgenza, non si parla di unità di supporto agli enti locali perché redigano a loro volta i PAESC comunali… Si confermano invece risorse di due ordini di grandezza maggiori per i carburanti fossili (35.000.000 euro per ciascun anno 2021, 2022 e 2023) da distribuire a pioggia e si incrementano gli incentivi per macchine ibride, che certamente non vanno nella direzione di ridurre le disparità sociali! Da tempo oltre alla richiesta di fare il primo bilancio energetico regionale (ricordo che come Sindaco di Udine ne feci il primo già nel 2009) e il relativo calcolo della CO2 fossile emessa annualmente per definire almeno la baseline dalla quale partire, chiedevo almeno un piano straordinario di incentivi per la progressiva eliminazione degli impianti di riscaldamento a gasolio. Purtroppo non c’è nulla di tutto ciò. Ma ci si rende conto che ormai ogni fine estate/autunno abbiamo fenomeni di emergenza meteorologica mai vissuti prima d’ora in questa parte di mondo? La tempesta Vaia non è un’eccezione! L’acqua alta di questi giorni e un altro segnale dei terribili mutamenti climatici in arrivo nel prossimo futuro, che non si può trascurare. Avevamo presentato la PDL n. 77 per il contenimento dell’impronta carbonica. Qualche misura indicata in quella norma poteva ben essere inclusa con maggiore forza nel DDL n. 117 se davvero ci si vuole candidare in Europa senza ipocrisie!
  2. Come per la Regione, così per gli enti locali la fase presente è comunque di opulenza finanziaria, diversamente da quanto accadeva anche solo 4 anni fa. Sono state allentate le maglie delle regole con la L.R. n. 20/2020 e sono arrivati contributi pingui agli Enti Locali dalla Regione e soprattutto dallo Stato. I Comuni sapranno spenderli? Spenderli in modo efficace? Il DDL n. 117 all’art. 9 è encomiabile nella generosità dei contributi e nella chiarezza con la quale permette una programmazione agli enti locali, che non a caso hanno dato parere favorevole al CAL. Sono inoltre in programma concertazioni estremamente ricche. Ma essendo ormai state abolite le UTI, e con esse qualsiasi forma un po’ impegnativa di ragionamento e pianificazione su area vasta, come possiamo garantire dell’armonia di un sviluppo integrato, aldilà delle ambizioni campanilistiche? Questa Giunta aveva smontato le UTI pezzo a pezzo seminando sale dove ne sorgevano le sedi, e aveva promesso di istituire nuovi enti di area vasta. (Mi chiedo ancora perché non le abbia giustamente corrette, invece di buttare all’aria tutto, polverizzando la governance territoriale?) Sono forse questi nuovi enti quei macilenti EDR che, con enorme fatica, stanno gestendo l’edilizia scolastica, autentici doppioni dei corrispondenti servizi nei comuni capoluogo, e che presto avranno anche la gestione delle strade ex-provinciali? Ma questi sono enti strumentali! Non basta qualche riunione di un comitato per realizzare delle politiche. Gli enti di area vasta sono entità politiche di concertazione e programmazione! Ancora una volta, si abdicano invece le scelte politiche autentiche in favore dei cosiddetti “tecnici”.
  3. Nei due settori forse più colpiti dalle norme restrittive dovute all’emergenza epidemiologica: quelli della cultura e spettacolo, e quello del turismo, non ci sono programmi strategici, purtroppo. Ben vengano tutte le deroghe, le proroghe, le conferme dei contributi, dell’art. 6 dei DDL n. 116 e n. 117, ma se non vengono definiti dei piani strategici rivoluzionari, rischiamo di essere drammaticamente in ritardo per evitare un disastro culturale. Rischiamo di perdere la freschezza ed eterogeneità che deriva da quella pluralità di lavoratori della cultura, dello spettacolo, della musica di cui abbiamo tanto bisogno nei periodi di sconvolgimenti, come questi, perché sono la nostra coscienza critica. Se continuiamo a perderci nei codici ATECO e nella presenza o meno delle partite IVA nella pluralità dei registri burocratici, come possiamo agire in tempo? Come più volte ho suggerito sarebbe stato sufficiente considerare i registri dell’Agenzia delle Entrate o quelli dell’INPS per sostenere chi è davvero in difficoltà. Inoltre, come c’è la Film Commission, che andrebbe comunque potenziata, è indispensabile istituire analoghe agenzie come la Music & Performing Arts Commissions. Non c’è traccia invece all’Art. 6 del DDL n. 117 di questo tipo di ragionamenti. Si continua invece come nel Comma 30 a procedere per piccole categorie, con il contagocce. Chi ci assicura che questo modo di procedere con i piedi di piombo, rispondendo a chi tira di più la manica della giacchetta, come è avvenuto per certe categorie di associazioni sportive in una pausa degli ultimi lavori d’aula, sia un modo equo ed efficace di procedere?
  4. Analogamente, andrebbe varato un piano di riqualificazione delle infrastrutture turistiche in montagna. Mi riferisco qui in primo luogo ai rifugi e alla viabilità, tutelando ovviamente le aree protette. Dunque diversamente da come sta per essere fatto in Comune di Paluzza nel progetto Collina-Plotta, utilizzando i soldi della tempesta Vaia in un’area che non ne è stata colpita. In questo settore è necessario veramente un ragionamento di strategia finanziaria ad ampio respiro, che permetta di superare i vincoli che derivano dal de minimis UE come suggerisce il consigliere Marsilio, altrimenti non si potrà mai agire su quelle strutture che non sono pubbliche. Il caso del rifugio Corsi, sul versante sud dello Jôf Fuârt, è esemplare. Analogamente andrebbe fatto un piano straordinario per il potenziamento delle ciclabili e il completamento di quelle in essere. Non si può procedere per micro-interventi secondo logiche di concertazione campanilistiche in forza all’art. 9 del DDL n. 117. Il futuro turistico non è certamente quello dei grandi comprensori sciistici a bassa quota, che richiedono importanti risorse energetiche e idriche e ancor più ne richiederanno, come invece è previsto nella Tabella B del DDL 117. Il futuro del turismo è il turismo sostenibile e lento. La nostra Regione può svolgere un ruolo da protagonista, ma vanno fatti piani strategici. La mobilità del futuro è la mobilità sostenibile.
  5. Nell’ultima audizione dell’Assessore Riccardi, proprio nel giorno nel quale il numero dei morti di questa pandemia in Friuli Venezia Giulia superava quelli del terremoto del 1976, e la Fondazione Gimbe ci inquadrava come peggiore regione in termini di incidenza e di incremento dei casi, egli stesso ha riconosciuto che tali criticità derivano dalla scarsa attenzione data in passato alla sanità territoriale e soprattutto ai dipartimenti di prevenzione. Ma nell’Art. 8 del DDL 117 e nel DDL 116 non c’è traccia della conseguente rivoluzione che ci si sarebbe aspettati dopo tale ammissione.

Considerazioni analoghe a quelle precedenti si potrebbero fare per tanti altri settori nevralgici nell’affrontare il difficile futuro che ci aspetta. Ancora una volta l’innovazione è trattata di sfuggita, o peggio è delegata, sia nel settore industriale che in quello primario. Al riguardo di quest’ultimo è interessante quanto compare nell’Art. 3 del DDL n. 117 sui contributi all’acquisto di macchine e attrezzature agricole da parte di PMI, ma non c’è riferimento al necessario cambio di paradigma verso un’agricoltura sostenibile, privilegiando strumenti per le colture di copertura ecc. Nel settore dell’Università e ricerca avremmo auspicato maggiore energia nelle borse di specializzazione in medicina, nelle borse di dottorato, nei contributi alle Università per l’abbattimento delle rette. Rischiamo un regresso negli ultimi livelli formativi. Nel settore della scuola avremmo auspicato iniziative di sostegno alla nascita e allo sviluppo di comunità educanti. Nel settore delle politiche attive del lavoro andava fatto uno sforzo per ridurre gli inattivi, che vorrebbe dire anche azioni di pari opportunità essendo questi in maggioranza donne espulse dal sistema del lavoro. Relativamente alle infrastrutture telematiche si sarebbero dovuti prevedere anche investimenti per collegare le cosiddette aree bianche, ovvero quelle con minore interesse economico. Non solamente il diritto alla connettività deve essere considerato come un diritto civile nel XXI° secolo, ma se la nostra regione vuole essere un polo turistico deve offrire collegamenti telematici soprattutto nelle zone montane e quelle più isolate. Purtroppo né il DDL n. 117 né il DDL n. 116 offrono garanzie che ciò avverrà. Anzi, in Commissione abbiamo appreso che la rete telematica non ha un responsabile unico tra gli assessori, e ciò causa un certo disorientamento nelle politiche.

Con l’atteggiamento che ci ha sempre contraddistinto, cercheremo di fare degli emendamenti e degli ordini del giorno in aula per orientare nelle direzioni sopra delineate gli strumenti finanziari 2021. A nostro avviso questi avrebbero dovuto essere ben più incisivi per affrontare le tre crisi, pur apprezzando comunque quanto in tante situazioni viene proposto. Purtroppo l’attuale modo di procedere è indifferente alle tre crisi o tuttalpiù emergenziale e non strutturale, invece, come sarebbe stato necessario.

Nelle nostre proposte toccheremo  temi quali: il sostegno alla progettazione europea da parte di enti pubblici, soggetti privati, nonché associazioni; servizi di ascolto per le persone anziane o con difficoltà psicomotorie, o anche semplicemente di isolamento sociale; il sostegno alle associazioni di volontariato e del privato sociale per evitare che il tessuto sociale si sgretoli ulteriormente; azioni incentivanti per ridurre i tempi di attesa per visite mediche; azioni di sostegno alle famiglie nelle quali vi sono situazioni di disabilità di vario tipo perché non imploda, o esploda, il nucleo familiare stesso; la promozione della solidarietà tra generazioni; il recupero dei grandi parchi dove un tempo sorgevano gli ospedali psichiatrici; un uso meno ambizioso dei “favolosi ONU diciassette” a favore degli artisti locali; il contrasto alla omo-trans-fobia soprattutto nella scuola; l’incremento della gamma di progetti speciali per le scuole soprattutto nella direzione del sostegno alle comunità educanti; la riqualificazione fluviale anche con il sostegno della UE; la riqualificazione dei versanti montani per una riduzione del rischio idrogeologico.

In Commissione ci siamo astenuti con spirito collaborativo. Ma tale atteggiamento sarà confermato solamente se il dibattito in aula sarà franco e aperto. Come si è detto gli strumenti finanziari 2021 sono in tutti i sensi, ovvero sia dentro che fuor di metafora: fossili.  Per citare ancora una volta la critica del grande fisico Wolfgang Pauli di fronte al lavoro di un collega volonteroso ma ingenuamente ambizioso: “Das ist nicht nur nicht richtig; es ist nicht einmal falsch!“. Alla luce di tanta disponibilità di denaro infatti, una legge di stabilità così poco strategica è inopportuna.

DDL n. 117 <<Legge di stabilità 2021>> e DDL n. 116 <<Legge collegata alla manovra di bilancio 2021-2023>>