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Relazione di minoranza Honsell su DDL 175 di modifica L.R. 14/2010 su benzina agevolata

Non si può che rimanere esterrefatti nel leggere, quale sottotitolo a questo Disegno di Legge, “Norme […] di promozione per la mobilità individuale ecologica”. Il DDL n. 175 prevede un ulteriore incentivo al consumo di combustibili fossili, secondo l’assurdo principio “riceve di più chi consuma di più”, e quindi altro non produrrà se non l’aumento delle emissioni di CO2. Per giunta realizzerà questo “nobile” obiettivo riversando senza troppi scrupoli oltre 50 milioni di euro l’anno di fondi pubblici per lo più alle multinazionali degli idrocarburi e ai fondi di gestione che le controllano.

Ma come è possibile parlare di “mobilità individuale ecologica”, rispetto a questa norma, senza morir dal ridere di fronte alla possibilità di intenderla tale? Questa norma ha come principale effetto l’aumento dei consumi di benzina e gasolio soprattutto da parte delle classi più agiate, che nei loro spostamenti muovono autoveicoli di maggiore tonnellaggio, continuando a scaricare su tutta la collettività il costo del loro combustibile.

Ma come non ci si rende conto che questa norma è l’ennesimo esempio di ciò a cui si riferiva Karl Kraus nel 1914 was ehedem paradox war, wird nun durch die große Zeit bestätigt (tutto ciò che era un paradosso ce lo conferma questa nostra grande epoca)? L’imperativo morale di questa nostra epoca dovrebbe invece essere la riduzione delle emissioni di CO2! E per fare ciò non basta dichiararlo ai giornalisti perché lo scrivano il giorno dopo, caro Assessore e cari Colleghi, ma per il bene delle future generazioni bisogna rischiare anche di essere momentaneamente impopolari!

Come si può ancora dubitare che se si continua in quest’orgia (per giunta foraggiata da soldi pubblici) di consumo di combustibili fossili nel 2050 non ci sarà la guerra a sostegno di insensati regionalismi e nazionalismi, come tragicamente avviene adesso (con il pieno godimento delle nostre aziende produttrici di armamenti peraltro) ma si farà la guerra per il cibo, in un pianeta arso e desertificato?

Ma è possibile che in tanti, fuori da questo Consiglio, si accontentino di comperare il combustibile per qualche decina di centesimi in meno, e quasi tutti coloro che invece sono all’interno di questo Consiglio, si gratifichino in tale misero guadagno di consenso presso gli elettori, disinteressandosi tutti della catastrofe cui stiamo andando incontro? Non hanno forse ragione le giovani militanti di Just Stop Oil che, dopo aver imbrattato i vetri protettivi delle opere d’arte dei musei d’Europa, sostengono che è inutile tutelare l’arte se non pensiamo alle emissioni, perché quando noi non ci saremo più anche le opere d’arte non avranno più nessuno che le potrà amare!

Ma come non cogliere il dramma? Queste leggi stanno truffando il futuro alle generazioni che verranno!

L’Assessore Scoccimarro articola un ragionamento, che più volte abbiamo mostrato essere fallace. Secondo l’Assessore incentivare i consumi di combustibile con un modestissimo sconto riduce le emissioni perché altrimenti tutti andrebbero a fare il pieno molto più lontano da casa in Slovenia, in Austria, in Veneto. Tutti, sostiene, pur di pagare il gasolio qualche centesimo in meno al litro, sono pronti a fare decine e anche centinaia di chilometri in più e sottrarre tanto tempo al lavoro e alla famiglia. Assessore, lei non ha mai fatto un conteggio convincente, una stima quantitativamente affidabile, perché nessuno può davvero misurare questo controfattuale! Anche il ragionamento sulle mancate accise è tutto da dimostrare che sia in attivo rispetto ai contributi. E poi davvero lo scopo di una Regione è fare soldi a spese della salute dei cittadini? Come tutti sanno bene, il prezzo dei carburanti nella nostra regione è più alto perché, come accade ogni volta, i contributi producono inflazione, e le multinazionali, che sono poi quelle che fissano il prezzo della benzina, alzano il prezzo nella nostra regione. Senza dubbio i distributori di carburante in FVG venderebbero un po’ meno benzina, anche se a parte alcuni gestori che si trovano a ridosso del confine nessuno può davvero sapere di quanto, ma gli operatori ricevono una frazione infinitesima per ogni litro venduto in più! Se davvero volessimo sostenere il benessere di questi lavoratori dovremmo incominciare a sostenere una riqualificazione delle loro attività economiche. La loro attività va rivista se davvero vogliamo andare verso la decarbonizzazione, alla pari di quella dei minatori di carbone della Polonia. Negli oltre vent’anni da quando è entrata in vigore questa legge sciagurata, il FVG ha già speso ben più di un miliardo di euro! C’era tutto il tempo e le risorse per garantire loro contributi e forme di previdenza più che abbondanti come in Europa è stato fatto per altre categorie di lavoratori. Ma cosa fanno i nostri parlamentari europei?

Inoltre questo contributo è iniquo perché non distribuisce il contributo rispetto al bisogno. Sarebbe meglio utilizzare questi fiumi di denaro per migliorare i servizi di trasporto pubblico e ferroviario o si potrebbero prevedere contributi per la mobilità legati all’ISEE per le fasce sociali più deboli, o solamente per le automobili di modesta cilindrata. Temo però che il numero di litri in più acquistati sarebbe davvero misero perché le fasce sociali più fragili non hanno l’abitudine di girare a vuoto in macchinoni ma, glielo assicuro, chi ha davvero bisogno, conta anche i chilometri, caro Assessore! Certamente versare contributi pubblici affinché le automobili di grossa cilindrata possano andare più veloci, senza che i loro opulenti proprietari si interroghino nemmeno un istante, se sia il caso di cambiare il proprio stile di vita e di guida ormai divenuto insostenibile, è davvero inaccettabile eticamente!

Ritengo quindi questa legge vergognosa e, in Commissione, come Open Sinistra FVG ho dato parere contrario perché non uno degli articoli opera per il bene durevole dei cittadini, dei lavoratori della logistica, del pianeta.

Veniamo al dettaglio. L’articolo 1 estende addirittura la platea dei beneficiari a coloro che possono permettersi un noleggio a lungo termine di un veicolo di grossa cilindrata. Ma chi sono e perché? L’articolo 2 autorizza la Giunta ad aumentare lo sconto erga omnes qualora lo ritenga elettoralmente vantaggioso. Inoltre abroga la norma che non si sarebbe più scontata la benzina per autoveicoli fortemente inquinanti acquistati dopo il 1/1/2023. Evidentemente si intende tutelare anche i commercianti di automobili fortemente inquinanti, a spese della nostra salute! L’articolo 3 è di carattere burocratico. Gli Artt. 4 e 5 riguardano le Camere di Commercio e il loro ruolo in questa “nobile” attività inquinante. Gli Artt. 6 e 7 riguardano il nuovo sistema digitale. Gli Artt. 8, 9, 10,11 riguardano le sanzioni per chi abusa di questo sistema di privilegi. Articoli molto dibattuti in Commissione da posizioni opposte. A nostro avviso le sanzioni dovrebbero essere applicate piuttosto al legislatore che licenzia norme così immorali. Infine gli Artt. 12, 13, 14, 15 riguardano e ritardano la transizione al nuovo sistema digitale.

Dopo essere rimasti esterrefatti per questo DDL rimaniamo senza parole per la pervicacia con la quale queste Giunte, che operano contro gli obiettivi di contenimento degli aumenti di temperatura dovuti alle emissioni di CO2, osino chiamare “sostenibile” questa norma. La spudoratezza di questa “post verità” è agghiacciante. Le uniche norme sensate di questo tipo sarebbero quelle che limitino i contributi alla cilindrata di automobili utilizzate da parte di cittadini appartenenti alle fasce deboli, che abitano in zone sprovviste di trasporto pubblico adeguato. Quanto agli operatori degli impianti di distribuzione bisognerebbe ragionare in termini di contributi de minimis e di riconversione, come per tutte quelle attività che nella storia dell’umanità hanno dovuto e dovranno essere trasformate.

Proporremo emendamenti per il contenimento dei contributi a fasce deboli e ad autoveicoli poco potenti, per contributi previdenziali per gli operatori delle pompe di carburante, e per la soppressione dell’ipocrita specifica nel sottotitolo richiamando tutti ad una maggiore onestà intellettuale.

Se non verranno accolti i nostri emendamenti daremo voto contrario a questa norma non volendo essere complici nei confronti delle future generazioni dell’accelerazione al riscaldamento globale che produrrà questa norma.

Qui il testo del DDL n. 175 

Relazione di minoranza Honsell su DDL 174 “Istituzione dell’imposta locale sugli immobili”

L’intento di questa norma è chiaro già nel titolo: istituire un tributo regionale immobiliare in luogo del tributo erariale statale disciplinato dalla L. 160/2019, la cosiddetta IMU. Molto meno chiaro è se questa norma riuscirà ad essere equa e davvero finanziariamente neutrale per i Comuni; e se verrà ritenuta legittima la lettura autonomistica dello Statuto speciale della Regione FVG sulla quale fa leva, in quanto lo Statuto, alla lettera, attribuirebbe alla Regione solamente il potere di “disciplinare” e non anche quello di “istituire” tributi.

Nella sostanza questo DDL ricalca in modo quasi pedissequo la norma statale, là dove non rinvia direttamente alla norma stessa che sostituisce. Pertanto ci si chiede se non sia inutile. Nella forma, invece, questo DDL rivendica con piglio orgoglioso modifiche linguistiche o classificatorie assolutamente trasparenti, cioè irrilevanti, per i contribuenti. Parla così di “esenzione” dal tributo delle abitazioni principali, in luogo della precedente “esclusione”, ravvisando in questa modifica una profonda enunciazione su un qualche piano valoriale, circa il possesso della casa come bene primario. Che il diritto alla casa si esaurisca in una modifica linguistica, però, ci sembra davvero troppo semplicistico e autoassolutorio. Inoltre questo DDL scorpora in più categorie, senza alterare le aliquote, quei beni immobili che nella norma statale sono ricompresi nella categoria residuale, rivendicando così una maggiore agilità in una legislazione futuribile.

Al di là della valenza simbolica di questo DDL, che sarà certamente strombazzata mediaticamente in modo spropositato, come ormai siamo stati squallidamente abituati da questa Giunta, la vera sostanza di questo DDL, e a nostro avviso anche il suo potenziale rischio per i Comuni, si rivela tutta nel penultimo articolo, l’articolo 21 (Disposizioni in materia di neutralità finanziaria e altre disposizioni finanziarie). A decorrere dall’anno 2023 saranno i Comuni a “recuperare” annualmente gli importi corrispondenti al gettito della riserva di cui all’articolo 1, comma 380, lettera f) della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Legge di stabilità 2013), ovvero quella quota del gettito degli immobili ad uso produttivo, classificati nel gruppo catastale D, che nella normativa statale dell’IMU affluiva direttamente allo Stato. Ad aggravare la questione tale importo è quantificato esplicitamente in norma in 92 milioni di euro, ai sensi dell’articolo 4, comma 8, del decreto legislativo 25 novembre 2019, n. 154.

Questo articolo presenta due criticità che l’Assessore Roberti in CAL e in Commissione si è adoperato a minimizzare. E se, come ormai avviene sistematicamente il CAL docilmente ha approvato il tutto all’unanimità, in Commissione, invece, non sono state fugate le nostre perplessità e questo è stato il motivo del nostro voto di astensione.

La prima criticità è quella di fissare una somma precisa in un testo di legge. La natura della somma è chiaramente congiunturale e non strutturale. Non solamente obbliga a rivedere la norma in caso di modifica della somma, ma impone anche una spada di Damocle ben affilata sulle teste dei Comuni. La seconda seria criticità è quella che i Comuni non svolgeranno solamente il ruolo di ente riscuotente, bensì dovranno ciascuno, relativamente ad una tabella ancora da approvare, “versare” tali somme alla Regione, vista la sua neutralità finanziaria, che a sua volta le corrisponderà allo Stato. In base a questo articolo quindi i Comuni si accollano tutti i rischi di una riscossione incapiente, perché ogni eventuale ammanco della cifra pattuita sarà compensato sulle quote del Fondo unico comunale spettante annualmente ai Comuni in legge di stabilità.

Poco è valsa l’assicurazione dell’Assessore che 92 milioni sono una somma inferiore alla media della riscossione negli ultimi anni. La prospettiva economica del 2023, tenendo conto dell’inflazione, dei maggiori costi dell’energia e delle materie prime è molto cupa. Riscuotere con facilità le risorse degli anni passati, magari da aziende che sono state costrette a chiudere, non sembra proprio una passeggiata per i Comuni.

Intendiamo proporre degli emendamenti che istituiscano uno fondo regionale che tuteli i Comuni da tale rischio.

Inoltre, il riparto di queste riscossioni tra Comuni non è esplicitato in norma. Ciò dovrà invece essere vagliato attentamente dalla Commissione competente. I criteri devono essere espliciti, condivisi e comunicati con chiarezza a tutti gli EELL. Personalmente, parlando con i rappresentanti dei Comuni, ho incontrato molte incertezze su come siano stati, ad esempio, ripartiti gli importi nella TABELLA P riferita all’articolo 9, comma 12 della LR 24/2021, circa la quota dei 69.357.570,99 euro con la quale ciascun ente locale concorre alla finanza pubblica del Sistema integrato Regione-enti locali ai sensi dell’Accordo Stato Regione FVG del 25 febbraio 2019, che poi sono la vestigia del famoso extra-gettito.

Su un piano diverso, rileviamo che permettere l’azzeramento delle aliquote all’Art. 9 indebolisca un principio di solidarietà indispensabile alla coesione sociale.

Infine per facilitare da parte dei contribuenti il rispetto della nuova norma, intendiamo proporre emendamenti agli articoli 14 e 17, imponendo che ogni Comune sul proprio sito internet offra, rispettando i principi del linguaggio semplificato ai sensi della direttiva statale in merito, tutte le informazioni necessarie (regole, aliquote, ecc.) per calcolare esplicitamente quanto dovuto, fornendo anche alcuni esempi guida. Attualmente le informazioni necessarie alla compilazione dei moduli IMU sono invece abbastanza disperse e spesso suscitano molta incertezza anche presso i contribuenti più rispettosi.

Il nostro voto in aula sarà determinato da come nel corso del dibattito saranno stati valutati e considerati i nostri emendamenti.

In conclusione, rileviamo sotto il profilo della sociologia politica, quanto fu strumentalizzato e forsennatamente cavalcato in chiave elettorale, in verità con fortune alterne, il tema dell’extra-gettito conseguente all’introduzione dell’IMU al posto dell’ICI nel periodo 2014-2018. E non manchiamo di stupirci invece quanto oggi, sia in relazione alla Tabella P della legge di stabilità, che rispetto a questa norma che potrebbe innescare dinamiche analoghe se non compensate in tempo, siano mansueti e docili sia il CAL che l’ANCI!

Qui il testo del DDL 174 fuoriuscito dalla Commissione

Relazione di minoranza Honsell su DDL 173 “Interventi a favore persone con disabilità”

Gli articoli del Titolo I della presente legge, che riprendono quelli della Convenzione delle Nazioni Unite del 13/12/2006 sui diritti delle persone con disabilità, enunciano i principi etici di solidarietà, rispetto e non discriminazione più alti che l’Umanità abbia sinora saputo esprimere nei confronti delle persone più fragili. Sono quindi agli antipodi della narrazione di Plutarco sulla sorte, presso il Monte Taigeto, dei bambini spartani nati imperfetti, narrazione peraltro ormai ritenuta storicamente non attendibile ma ancora ben presente nell’immaginario collettivo. Il registro di queste enunciazioni è intenso e commovente. Purtroppo lo stigma nei confronti dell’assenza di piena funzionalità nelle persone è ancora presente nella nostra società. Basti considerare la ridenominazione del Ministero della Pubblica Istruzione voluta dal governo di destra profonda che si è insediato qualche giorno fa, il 21/10/2022, che così recita: “Ministero dell’istruzione e del merito”. Ovvero se non si viene giudicati meritevoli si è considerati un rifiuto per tale nuovo ministero. Non sarebbe stato meglio denominarlo “Ministero dell’istruzione e del contrasto alla povertà educativa” se si fosse voluto interpretare davvero lo spirito della convenzione dell’ONU?

Nel Titolo II del DDL 173, le spiritualmente nobilissime enunciazioni del Titolo vengono ulteriormente declinate, e con altrettanta ambizione etica, in varie aree di intervento: salute, abitare e vita indipendente, cultura sport e turismo, istruzione e formazione, lavoro, trasporti, accessibilità allo spazio aperto e costruito e barriere architettoniche, diritto all’informazione e alla comunicazione. Come non condividere pienamente uno solo di questi articoli, che sono soprattutto degli auspici alla luce della situazione attuale che, anche se presenta aree di eccellenza, è molto disomogenea? Noi di Open Sinistra FVG abbiamo sempre invocato una rivoluzione copernicana nel considerare la disabilità: è l’ambiente e il contesto quando sono mal strutturati o inospitali a renderci tutti disabili e non la persona con disabilità singola a essere disfunzionale nell’ambiente! Abbiamo sempre ritenuto che l’inclusione della diversità fosse un arricchimento per tutti, e non solo per i diversi, in quanto siamo tutti diversi per qualche diversità. Si pensi ad esempio alla figura emblematica di Wanda Díaz-Merced l’astronoma cieca che sta fornendo nuovi strumenti di sonificazione[1] dei dati, che supererà alcuni limiti della più comune visualizzazione, indicando come non esiste un unico modo di esplorare e comprendere la realtà intorno a noi. E ricordiamo che inclusione è cosa ben diversa da omologazione, perché l’esclusione o ancor peggio la selezione meritocratica, secondo un concetto astratto di merito, è il vero orrore di ogni fascismo.

Gli articoli di questo Titolo II, ancorché encomiabili, lasciano però insoddisfatti per il loro carattere poco operativo. Risultano troppo generici, cercano di blandire il bisogno di inclusione con mere parole e promesse, hanno un sapore anòdino. Una legge, ancorché una legge quadro e di principio come questa, non può limitarsi alle enunciazioni. Ecco degli esempi.

All’articolo 5 si dichiara che la Regione fornisce un’adeguata risposta ai bisogni di salute lungo tutto l’arco della vita … forse si dovrebbe dire quali siano i servizi e come vengono implementati in termini di risorse sia finanziarie che professionali. All’articolo 6, comma 2, si parla di criteri premianti nelle politiche dell’abitare e si promettono priorità di selezione su linee di finanziamento esistenti o di futura introduzione, forse sarebbe opportuno dire quali siano e per quale importo, e indicare chi siano gli attori dell’ultimo miglio responsabili dell’abitare inclusivo. Sono le ATER? Hanno molta strada da compiere però. All’articolo 8 la Regione in accordo con i Comuni e i soggetti coinvolti, promuove tramite appositi atti di intesa, il coordinamento tra le politiche relative all’istruzione, alla formazione e al lavoro … nulla viene detto su tempi, impegni, risorse, professionalità disponibili. Si sarebbe almeno potuto imporre un criterio stringente per l’accesso ai contributi Regionali da parte di scuole o enti privati. Nulla si dice all’articolo 9 su come potenziare le assunzioni di categorie protette, o quali azioni porre per contrastare lo stigma che spesso subiscono tali lavoratori. Anche qui si sarebbe dovuto indicare quali saranno i criteri da rispettare per accedere a qualsiasi forma di contributo da parte delle aziende, comprese quelle da loro coinvolte in subappalto. Ci si limita invece a parlare ancora di atti di intesa da elaborare in un tempo futuribile. L’articolo 11 sulle barriere architettoniche si limita a promettere l’emanazione di un regolamento. Ma non c’è già una norma la 13/1989 al riguardo? Encomiabile all’articolo 12 la volontà di abbattere le barriere di comunicazione e tecnologiche, ma come si intende operare concretamente? Forse la prima barriera comunicativa sarebbe riformulare l’articolo 12 stesso.

L’articolo 13 definisce il ruolo fondamentale di raccordo che dovrà svolgere la Consulta regionale delle associazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Ovviamente anche qui tutto è condivisibile, ma l’esperienza insegna quanto importante sia l’individuazione di strumenti di partecipazione più capillari da parte dei portatori di interesse e delle loro famiglie, soprattutto quando i servizi per la disabilità sono gestiti attraverso strutture sanitarie, che soffrono di un cronico deficit di ascolto e sono soggette ad un’organizzazione gerarchica e dirigistica. Il ruolo anche terapeutico del dialogo, come previsto anche dalla Legge 2197/2017, è ben lontano dall’informare profondamente la prassi medica.

In conclusione il Titolo II è un documento certamente da apprezzare negli auspici, ma rischia di avere un carattere troppo speculativo, decisamente metafisico. E infatti, solamente nel Titolo III emerge la vera sostanza di questa norma. Dopo l’introduzione, piuttosto generica, nel suo Capo I, di un osservatorio (ma non era forse Riccardi l’Assessore a non volere gli osservatori? Sono lieto che abbia finalmente cambiato idea!) e la promessa che verrà redatto un piano regionale della disabilità, in un futuro lontano in quanto dovrà recepire anche i contributi dei progetti obiettivo previsti all’articolo 16, si arriva finalmente al Capo II, articolo 17, che è il vero cuore del DDL 173!

Ebbene, ci è stato detto in Commissione, che al fine di rispettare il DPCM 12/01/17, che impone l’omogeneità dei Livelli Essenziali di Assistenza sociosanitaria, già richiamato all’articolo 5, comma 2, si attribuisce in questo articolo a partire dal 01/01/2024 alle Aziende Sanitarie regionali la titolarità dei servizi e degli interventi relativi alle persone con disabilità! In sostanza si dà il via libera alla sanitarizzazione della disabilità! Ma come si trasformeranno le aziende sanitarie (alcune addirittura ospedaliero-universitarie) anche in aziende socio-sanitarie? In molte aree della nostra regione ciò sarà tutt’altro che scontato e certamente anche laddove esisteva già la delega, i nuovi meccanismi di finanziamento e di partecipazione, comporteranno un netto ridimensionamento della capacità di guida e di orientamento dei Comuni e l’intero sistema subirà un forte sconquasso. Che la cosa faccia tremare le vene e i polsi, se mi è concessa quest’endiadi dantesca, anche ad un Assessore così sicuro di sé è evidente. Viene infatti concesso un anno di sperimentazione, il 2023, nel quale non è chiarissimo che cosa dovrà avvenire anche perché essendo un anno elettorale, è prevedibile che l’azione amministrativa vera e propria non inizi tanto presto. E come purtroppo avviene tutte le volte che si traguarda l’obiettivo in un futuro abbastanza remoto, questa scelta permette a tutti di non prendersi impegni precisi e mette al riparo da ogni responsabilità se non sarà raggiunto quanto delineato. In verità, ci si chiede se ciò sarà davvero un male!

L’aspetto più critico di questa legge è che, pur essendo prevista la compartecipazione finanziaria dei Comuni, che è ribadita sin dall’inizio, all’articolo 5 comma 3, il loro ruolo sembra davvero indebolito, se non addirittura subordinato a quello dell’Azienda Sanitaria di riferimento. Fino ad oggi buona parte dei finanziamenti per i servizi e le prestazioni per la disabilità erano in mano ai Comuni, in quanto erano direttamente assegnati a loro, e quindi passavano attraverso il filtro delle deliberazioni comunali. Il DDL 173, invece, assicura ai Comuni solamente la pianificazione condivisa, ai sensi dell’articolo 22 comma 1. Come avevo già ribadito, esistono difficoltà strutturali nello stabilire un dialogo paritetico con una struttura così verticalizzata come un’Azienda Sanitaria. E queste, soprattutto negli ultimi anni nei quali hanno dimostrato più attenzione ai bilanci che alle liste di attesa, sembrano essere guidate da una fredda logica aziendalistica, che mal si concilia con la modalità operative di un Comune che è essenzialmente ente esponenziale di una comunità e della sua voce collettiva.

Nel dibattito in Commissione non sono rimasto assolutamente convinto che l’attribuzione della titolarità di servizi e interventi per la disabilità alle Aziende Sanitarie fosse l’unico modo di dare corso al DPCM del 2017. Cercheremo dunque, con degli emendamenti di irrobustire il ruolo dei Comuni nel raggiungere l’intesa con le Aziende Sanitarie.

La norma si chiude con ulteriori enunciazioni di principio assolutamente condivisibili, ancorché piuttosto general-generiche sui Sevizi di integrazione lavorativa, sulla collaborazione con il Terzo Settore e sul concetto di integrazione socio-sanitaria, limitandosi circa quest’ultima però a parlare solo di momenti di confronto e di coordinamento. Il DDL ribadisce infine il concetto di progetto di vita individuale e conferma lo strumento del budget di salute. Ancora una volta però l’altitudine dalla quale si contempla questo fèrvere di previste attività non permette allo stato attuale della norma di assicurarne l’efficacia.

Le norme finanziarie a volte, cozzano nella loro esattezza per il 2024 con la genericità degli articoli ai quali si riferiscono, come ad esempio all’articolo 10 e i relativi 475 milioni per i trasporti. Se ne può intuire l’origine, ma allora se ne deduce anche la scarsa ampiezza di orizzonte.

La clausola valutativa è posta all’articolo 27 per illudere o tranquillizzare i Consiglieri che ci sarà comunque un controllo da parte del Consiglio.

Dopo questa breve anatomia della norma si rileva con preoccupazione la pletora di atti di intesa, atti di indirizzo, accordi, regolamenti di attuazione, piani attuativi, piani di sviluppo strategico, piani regionali che dovranno discendere da questa norma e darle sostanza, oltre ai processi di condivisione e accordo, tutt’altro che scontati, che dovrebbero portare a tali atti. Se tutto deve ancora essere precisato a cosa serve questa norma? Solamente a dire a chi spetterà l’ultima parola?

In questo testo difficilmente non si trova una parola chiave che abbia illuminato il dibattito nazionale e internazionale più progressista in tema di disabilità, tanto questo DDL è a livello alto nei suoi princìpi. Al tempo stesso però è talmente concreto e brutale nell’attribuzione delle titolarità della gestione dei servizi e prestazioni per la disabilità alle Aziende Sanitarie, che siamo preoccupati che tali principi possano non essere realizzati. Dopo la riforma imperialista del 2019, le Aziende Sanitarie sono ancora boccheggianti nel cercare di definire e di porre in essere persino il loro piano aziendale ospedaliero, pertanto si dubita che possano davvero riuscire in questo demiurgico compito universale.

Questa legge è certamente un egregio esercizio di stile nella parte iniziale, e su tale parte esprimiamo parere favorevole. Ma nella seconda parte la genericità delle promesse ci spaventa. Preoccupa che il ruolo del privato sociale, e del terzo settore, che è così significativo per la sua capacità di sperimentazione, di innovazione e di prossimità – tutte  caratteristiche che hanno fatto di questa regione un punto di riferimento nazionale in tema di inclusione si pensi solo alla Comunità Piergiorgio o ad Infohandicap che comparivano esplicitamente nella Legge Regionale n. 41 del 1996 – sia  relegato solamente a qualche menzione nei tavoli di confronto e ad un generico articolo 20 nel quale si parla di futuribili “adeguate forme di regolazione dei rapporti”.

Preoccupa che gli strumenti di partecipazione non siano definiti e garantiti con maggiore precisione.  E infine preoccupa che l’intersettorialità di questa legge, che non riguarda solamente la sanità e il sociale ma anche la scuola, la formazione, il lavoro, la mobilità, l’abitare non preveda momenti di coordinamento inter-assessorile come momento di coordinamento. Né preveda che vengano assicurate risorse di personale adeguatamente formato, magari d’intesa con le università, attraverso nuovi corsi di laurea socio-sanitari, o altri corsi di formazione. L’inclusione, che è cosa ben diversa, è ben più etica e nobile dell’integrazione e dell’omologazione, si raggiunge solamente attraverso il rapporto umano. Si dubita che una delega ad una mastodontica azienda possa permettere di realizzare quel benessere relazionale che poi è l’unica vera declinazione del concetto di salute.

Per questi motivi, a seconda di come si svolgerà il dibattito in aula e verranno ripresi e valorizzati i contributi specifici che proporremo, ci riserviamo di esprimere parare favorevole alla presente legge come Open sinistra FVG.

[1] https://youtu.be/L04ZeJKG_Iw

Qui il testo del DDL 173 fuoriuscito dalla Commissione 

Relazione di minoranza Honsell su DDL 178 “Misure finanziarie multisettoriali”

Se il titolo di questa norma volesse riassumerne fedelmente il senso basterebbe una minima perturbazione lessicale. Sarebbe sufficiente parafrasare “misure finanziarie multisettoriali” in smisurati finanziamenti al buio. Ancora una volta questa Giunta, dopo aver spartito quasi un miliardo nell’assestamento estivo, il più cospicuo che la storia di questa Regione ricordi, si ritrova gratificata anche in autunno di ben 221 Milioni di Euro, e li spende con spregiudicata e colpevole mancanza di qualsiasi progettualità a lungo termine.

Questa manovra è alimentata da 74 M di ulteriore avanzo di amministrazione dal bilancio 2021, ovvero di somme allocate in modo sterile l’anno scorso e quindi rimaste sino ad oggi inutilizzate, a cui si aggiungono 26 M derivanti dalla vendita di Mediocredito, operazione il sui significato e sostenibilità economica è molto dubbio, a cui si aggiungono 49 M del conguaglio della compartecipazione del gettito erariale, merito dei lavoratori di questa regione, a cui si sommano infine un’ulteriore settantina di milioni frutto di movimenti e storni tra vari capitoli, segnale evidentissimo anche questo di una programmazione ondivaga e strutturalmente incerta.

Mentre i cittadini del Friuli Venezia Giulia di ogni fascia di età soffrono per il decadimento di servizi vitali quali la  sanità e i trasporti, e vivono l’angoscia della crescente inflazione e dell’aumento delle bollette energetiche e idriche, mentre le disparità socio-economiche crescono in modo mai registrato prima, questa Giunta, nell’indifferenza dei bisogni reali, pur disponendo di risorse straordinarie, prosegue ad elargire, o a promettere di elargire, copiosi contributi senza criterio se non quello della creazione dei consensi.

In questa norma non sono minimamente prese in considerazione misure strutturali per contrastare né il degrado ambientale prodotto dal riscaldamento globale di origine antropica, dovuto al consumo sfrenato di combustibili fossili, né la crisi socio-economica derivante dalla guerra nella quale nolenti o volenti siamo stati tragicamente trascinati.  Il riscaldamento globale ha provocato una crisi idrica mai registrata prima in FVG e parallelamente una crisi forestale dovuta alla proliferazione di parassiti e specie infestanti, che sta depauperando uno dei principali patrimoni di questa regione, ovvero la sua biodiversità.  La guerra e le speculazioni che se ne alimentano stanno producendo aumenti di costi delle materie prime e difficoltà di approvvigionamento, si pensi solo a quanti studenti mancano ancora i libri scolastici, che non si ricordavano a memoria d’uomo. Molto eloquente è il recente Rapporto 2022 su povertà ed esclusione sociale in Italia della Caritas intitolato “L’anello debole”[1], che mette in luce quanto sia cresciuta in Italia la povertà, e non solamente quella relativa ma addirittura la povertà assoluta, e come anche la nostra regione non ne sia esente.

Ancora una volta, però, il DDL 178 è invece norma essenzialmente “mediatica” che va appunto letta come un controcanto, quasi secondario, agli annunci, ai comunicati e agli articoli su giornali, e media vari, diffusi dal Presidente Fedriga e dei suoi accoliti.

Esempio emblematico sono i 100 M di contributi per il fotovoltaico strombazzati sui giornali dal Fedriga in occasione dell’approvazione in Giunta del DDL 178, quale sollievo ai friul-giuliani al rincaro delle bollette. È clamoroso – ma questo provvedimento nel DDL 178 non c’è proprio! Timidamente ha fatto capolino solamente un emendamento nelle tabelle di bilancio (Tabella K, articolo 11) che vede allocati 100 M su un capitolo dal titolo, udite, udite: “Nuovi provvedimenti legislativi – fondo ecobonus regionale – efficientamento energetico” senza ulteriori dettagli! Non sono specificati né i criteri di attribuzione, né i tempi dell’ulteriore norma che istituirà i bandi, né tantomeno quando verranno erogati questi bonus. Insomma i 100M sono poco più di una promessa. Quando però l’opposizione ha pubblicamente messo alla berlina quell’annuncio tanto sbandierato svelandone l’inganno, ecco che i giornali sono corsi in soccorso del povero Presidente Fedriga che in data 18 ottobre 2022 ha potuto spiegare con tanto di foto sorridente come il fondo verrà istituito nel 2023 ma sarà retroattivo e coprirà spese fatte nel 2022. Ma non è serio, e forse nemmeno legittimo! Quali spese verranno coperte? Spese fatte da chi? Per quale cifra massima? Spese fatte a partire da quale data? Fedriga candidamente dichiara, testuali parole: “presumibilmente le spese fatte da novembre in poi”. Ma tale approssimazione è imbarazzante per la sua cosmica superficialità! Ma ciò che è veramente grave è che tale misura sarà pertanto profondamente iniqua. Perché, se davvero la norma verrà applicata così, sarà una norma che si rivolge solamente ai ricchi; ovvero solamente a coloro che possono iniziare comunque i lavori al di là del bonus. Chi potrebbe immaginare di iniziare dei lavori senza essere già proprietario di una casa e senza disporre di un conto corrente che gli permetta di non indebitarsi qualora il bonus non dovesse arrivare? Reputo questa intera vicenda tra le più miserevoli, ma anche tra le più emblematiche, di questo quinquennio di governo di destra.

Altro esempio paradigmatico di controcanto mediatico sono gli ulteriori 30 Milioni (Tabella H, articolo 8) assegnati alle aziende sanitarie in modo generico, e non per pagare invece tutti gli straordinari ai lavoratori della sanità, o per ridurre le liste di attesa, o per compensare quelle abissali criticità evidenziate dall’analisi Bersaglio della Scuola Sant’Anna di Pisa, relativamente all’appropriatezza delle cure e all’obsolescenza delle attrezzature che stanno penalizzando i nostri cittadini. Niente paura! I giornali corrono in soccorso dell’Assessore Riccardi a spiegarci, il 15 ottobre 2022, come nel 2021 tutte le aziende sanitarie chiudano in attivo! Ma come, del resto, potrebbe non essere così se ad ogni assestamento le aziende ricevono cospicue iniezioni di risorse? Rallegriamoci quindi di questo formidabile risultato contabile e non chiediamoci se le finalità di un’azienda sanitaria siano diverse da quelle di realizzare utili.

È inquietante inoltre la naturalezza con la quale l’Assessore Scoccimarro metta ulteriori 4M (Tabella D, articolo 4) a favore dell’acquisto di carburanti inquinanti e climalteranti, spacciandola per una misura volta al contenimento proprio delle emissioni che invece questo vergognoso incentivo di fatto incrementa. L’assunto dell’Assessore è chiaramente e spudoratamente fallace. Lo Scoccimarro sostiene che così si riducono le emissioni di quella percentuale di popolazione che andrebbe in Slovenia a fare il pieno! Ma non solo, non offre nessuna stima su quanto ammonterebbero queste emissioni, ma soprattutto non dice che quanto la Regione si illude di fare sia incassare una percentuale di accise in più, anch’essa ovviamente mai effettivamente calcolata, e oggi significativamente tagliata a livello nazionale. Ribadiamo ancora una volta come questa misura, oltre ad essere immorale dal punto di vista ambientale, sia profondamente iniqua perché di fatto premia chi consuma di più e non tiene conto dell’effettivo bisogno da parte dei cittadini, erogando risorse pubbliche anche a chi non ne ha veramente bisogno. Quest’anno saranno spesi così in totale quasi 60 M in totale. Quanto sarebbe stato più giusto erogarli in base all’ISEE come contributo per alleviare le spese di mobilità per le fasce meno abbienti?

Questo DDL manifesta anche la mancanza di qualsiasi criterio, non strettamente finanziario, nell’erogare risorse per avviare i progetti esecutivi di opere i cui quadri economici siano significativamente cresciuti a seguito dell’eccezionale aumento delle materie prime. Non solo i quadri economici andrebbero rivisti ma andrebbero ridiscusse le opere stesse e le loro finalità (Articolo 5, commi 11 e 12). Spiccano tra queste opere, i tanti e molto discutibili e chiacchierati interventi in area montana, spesso osteggiati dalla maggioranza della popolazione residente, operati con criteri di aggiudicazione straordinari da parte della Protezione Civile. Ben 10 M (Articolo 5, comma 24 e seguenti) sono assegnati al buio a tale dipartimento senza nessuna analisi o criterio di priorità. E quindi ancora una volta dal punto di vista del controllo della spesa il Consiglio regionale è tagliato fuori.

Cospicuo, ovvero 7M (Tabella E, articolo 5) è l’incremento del fondo per l’edilizia agevolata. Anche questa misura presenta però elementi di iniquità in quanto per accedere a tale contributo è necessario comunque fare un mutuo e quindi passare attraverso i vincoli imposti da soggetti terzi, gli istituti di credito, che non hanno a base della loro azione la solidarietà bensì il profitto. Più che di edilizia agevolata qui si tratta di edilizia agevolata ai clienti delle banche!

Un’analisi più dettagliata del DDL 178 metterebbe in luce innumerevoli altre operazioni più minute, si fa per dire perché in molti casi si parla comunque di milioni, ma altrettanto discutibili, come i contributi per le questure che sono di competenza statale.  Ogni direzione provvede comunque ad alleviare il peso degli incrementi delle bollette, ai propri referenti, ma lo fa mediante contributi a fondo perduto, senza imporre loro o attrezzarli affinché venga avviato un sistema di efficientamento energetico.

Risorse, per l’ammontare di “miseri” 6 M all’articolo 5, vengono aggiunte per l’edilizia scolastica, ma ciò viene fatto senza offrire un quadro organico che possa permettere di traguardarne gli obiettivi. Anche in questo contesto ci si chiede quale sia il criterio che presiede a questa distribuzione. Siamo davvero sicuri che non si creino dei vuoti o degli arbitrii? Molte operazioni sono prima facie incomprensibili, come l’eliminazione di risorse per interventi sull’idrogeno verde o per impianti fotovoltaici all’Art. 2, che vengono spostati a favore del miglioramento delle strutture turistiche ricettive. È stato spiegato che tali interventi saranno comunque assicurati attraverso finanziamenti già iscritti nei capitoli relativi al POR/FESR, il tutto però senza dare certezze su tempi e men che meno sui risultati che si intende ottenere. Quindi rimane sempre la domanda: ma allora, da quando Il Presidente Fedriga e i suoi assessori hanno fatto l’annuncio con foto sul giornale, non è avvenuto proprio nulla sull’idrogeno verde?

Quest’analisi porta a sottolineare come, ancora una volta, non manchi solamente una progettualità globale che permetta di capire in quale direzione voglia muoversi questa Regione, ma il metodo con il quale vengono presentati gli interventi contribuisce a confermare, certo involontariamente, l’idea di una notevole improvvisazione. Ormai è consolidata la seguente prassi. Nelle norme finanziarie, come questa, i provvedimenti arrivano in tre ondate, delle quali l’ultima avviene in aula, quindi solamente dopo che sarà depositata questa stessa relazione. Ogni ondata è comunque ben strombazzata anticipatamente sui giornali. L’ondata più cospicua però è la seconda, quella che arriva il giorno dell’espressione del parere; ondata dunque che riesce a schivare tutte le commissioni di merito nelle quali si potrebbe analizzarne l’impatto. Non c’è chi non veda che questo modo di operare offenda la dignità del Consiglio! Ma la maggioranza non apre bocca e, supina, subisce questo modo di fare, rendendo il lavoro in Commissione e poi in Aula massimamente inefficace. Forse è troppo tardi per modificare questa metodologia essendo ormai percepibile il clima elettorale.

In conclusione la valutazione di questa norma è assolutamente negativa per Open Sinistra FVG. Coerentemente esprimeremo voto contrario in aula. Sarà un voto di totale sfiducia non solamente a questa norma ma a tutta la metodologia e il fare politico e amministrativo operato da questa maggioranza e da questa Giunta di destra profonda.

Prima di chiudere vorrei però brevemente indicare che cosa si sarebbe dovuto e potuto fare. Presenteremo con spirito collaborativo degli emendamenti, come è nostra abitudine, che daranno concretezza a queste indicazioni finali.

Innanzitutto, si sarebbe dovuto completare i programmi strategici. Ma questi, anche se avrebbero dovuto esserci, e in innumerevoli occasioni li abbiamo richiesti, non ci sono! Ci fossero stati, tra questi spiccherebbe un piano attuativo per l’energia e il clima, un PAESC regionale. I 100M di questo DDL andrebbero inquadrati in questo programma.

Ci dovrebbe essere un piano attuativo per la tutela ambientale e delle aree montane, attualmente devastate dal bostrico, un piano per la valorizzazione dell’agricoltura biologica, uno per la messa in sicurezza del sistema idrico da altre catastrofiche siccità. Sul piano della formazione si sarebbero dovute abbattere ulteriormente le tasse universitarie e avviare nuovi corsi di laurea in area socio-sanitaria come ad esempio operatori di ortottica, di terapia occupazionale, ecc. se davvero volessimo ritornare ad essere una regione all’avanguardia in Sanità. Si sarebbero potuto potenziare tutti le attività di spettacoli dal vivo, compreso il teatro di figura, che sono state così tanto penalizzate dal COVID, ma che sono indispensabili per elaborare in questi tempi bui, un immaginario collettivo di speranza. Si sarebbe potuto potenziare l’ATER in modo da ridurre le liste di attesa soprattutto di cittadini anziani e fragili che chiedono alloggi con l’ascensore oppure al primo piano.

Infine si sarebbe potuto creare un paracadute alle scuole di ogni ordine per fare in modo che qualsiasi incremento di bollette o dei costi di altri servizi fosse trasparente per loro rispetto all’organizzazione delle loro attività. Dopo avere, di fatto, compromesso pesantemente il diritto alla scuola a causa delle misure sanitarie durante la pandemia, oggi non possiamo più permetterci che possa sorgere nemmeno il dubbio che le scuole debbano ancora fare dei sacrifici di orario e di organizzazione per nuove emergenze quali la guerra e i conseguenti aumenti dell’energia. Ragionamenti di questo genere, purtroppo, vengono invece fatti in questi giorni in molte scuole. Riteniamo profondamente ingiusto penalizzare ancora i nostri giovani. Avremmo dovuto potenziare tutti i servizi di pre-accoglienza, di post-accoglienza e di tempo pieno in tutte le nostre scuole, per assicurare la piena conciliazione dei tempi della scuola con i tempi lavorativi. Solo così è possibile sostenere davvero la famiglia come soggetto sociale, e soprattutto solamente così è possibile garantire quei tempi di socialità formativa che sono alla base di qualunque benessere.

[1] Link al Rapporto della Caritas: https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/sintesi_rapportopoverta2022.pdf

Qui il testo del DDL 178 fuoriuscito dalla Commissione