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Relazione Honsell Documento Economia e Finanza Regionale 2023

Questo documento sarebbe potuto essere una pietra miliare. A 9 mesi dalle prossime elezioni sarebbe dovuto essere l’occasione nella quale delineare le potenzialità maturate da questa regione, qualora ve ne fossero, dopo oltre 4 anni di amministrazione di destra, magari attraverso una SWOT analysis, e offrire il quadro programmatico per il prossimo quinquennio. Ma, ad un primo livello di analisi, non c’è nulla che lo distingua dall’essere un mero, ennesimo, adempimento burocratico. E così passivamente è stato accolto nelle Commissioni. Questo DEFR nella parte di programmazione ricapitola le azioni in essere e – disomogeneo nell’offrire i dettagli dell’ordito degli 8 programmi strategici attraverso la trama delle 19 missioni – sfugge sistematicamente ogni tentativo di offrire una chiave di lettura integrata.

La presentazione del Presidente, lunga poco meno di mezza paginetta, è piuttosto generica: esprime il compiacimento di come la Regione abbia superato, a detta sua, la crisi della pandemia, sia in termini di PIL che di occupazione; candida il FVG a piattaforma logistica per i collegamenti con il Centro Est Europa; evidenzia le manifestazioni EYOF 2023 e Nova Gorica-Gorizia 2025; accenna a non meglio delineate tecnologie basate sull’idrogeno che dovrebbero trovare sviluppo in FVG.

Da questo documento avremmo invece voluto comprendere come, anche alla luce del PNRR, la Giunta Fedriga intendesse affrontare le tre crisi/sfide principali che si sono profondamente aggravate in questi anni: la salute, le disparità economiche e il riscaldamento globale. Non è accettabile liquidare tali questioni dicendo che non è stato possibile affrontarle in modo sistematico a causa di una lista di emergenze: il medicano Vaia, la siccità, la pandemia, l’inflazione, attribuita alternativamente e indifferentemente alla transizione energetica o la guerra in Ucraina.  Proprio la mancanza di strategia fa sì che la lista vada allungandosi. Ogni evento diventa un’emergenza.  Il sistema sanitario pubblico è invece sempre più fragile per motivi strutturali e scelte politiche (scarsa attrattività e fuga del personale, arretratezza della strumentazione, assenza di una rete territoriale per gestire le cronicità); le disparità socio-economiche sono cresciute e l’inflazione, alimentata soprattutto da meccanismi populisti non mirati (il 110%, i bonus e gli incentivi a pioggia, la benzina agevolata,…) sta facendo ulteriormente crescere la percentuale di popolazione del FVG a rischio di povertà[1]; infine la colpevole indifferenza sulle emissioni di gas climalteranti ci lascerà del tutto impreparati alle prossime scadenze che dovrebbero assicurare la sostenibilità ambientale. Affrontare ciascuna di queste crisi richiederebbe un’azione integrata e mirata tra tutte le missioni, che invece manca in questo DEFR nel quale tutto si appiattisce. Si pensi solo al tema dell’efficientamento idrico ed energetico, con la corrispondente riduzione dei fabbisogni energetici da fonti fossili, che è la premessa a qualsiasi trasformazione di paradigma socio-economico: quale missione può considerarsi non coinvolta? Tra le oltre 50.000 parole del DEFR le tre parole chiave delle tre crisi: cronicità, disparità, efficientamento compaiono nel DEFR rispettivamente 1,1 e 3 volte.

Se ad un primo livello, quindi, questo DEFR non è all’altezza del momento per il suo business-as-usual, al meta-livello, invece, questo DEFR è molto significativo in quanto rende esplicito, per assenza, il fatto che non ci sono strategie che vadano nella direzione di un necessario, quanto radicale, cambiamento nei modelli di vita e sviluppo della regione relativamente ai servizi, il lavoro, la mobilità e la coesione sociale. La parola che segna questo DEFR, sin dal primo paragrafo del Presidente, è sostegno – sostegno affinché il vecchio modello pre-pandemico vivacchi ancora per un po’. Ovviamente la diponibilità di risorse finanziarie di quest’anno, crea l’illusione che ciò sia possibile almeno in questo scorcio pre-elettorale, ma è evidente che le risorse oggi disponibili non solamente non ci saranno nel 2023, ma presto bisognerà incominciare a pensare come lo Stato dovrà restituire i debiti e compensare gli scostamenti di bilancio che ha contratto anche per assicurare alla Regione tutte queste risorse. Oggi si può festeggiare che si contribuisce molto poco al saldo di finanza pubblica come invece avveniva in passato, ma ancora per quanto?

Questo DEFR nella parte relativa agli indicatori BES e SDG risulta comunque molto interessante. Obiettivi programmatici naturali sarebbero quelli di raggiungere almeno la media nazionale là dove il FVG si trova deficitario o di ridurre i valori assoluti là dove questi sono preoccupanti, perché l’essenza di una autonomia speciale è conseguire performance migliori rispetto al dato nazionale, non certo peggiori. Non ci può però consolare che rispetto a molti indicatori siano migliori della media. Come indicano tragicamente i dati Eurostat, la media italiana è il risultato di un forte squilibrio nord-sud e pertanto, essere di poco superiori alla media non è poi così significativo. Forse si sarebbe dovuta valutare la media del primo quartile a livello europeo.

Chi ha composto la parte Programmatica non sembra però aver dato peso agli indicatori. Le due parti del DEFR non sono in dialogo. A nostro avviso invece, la prima parte avrebbe dovuto fare da guida alla seconda parte di programmazione Regionale.

Riteniamo pertanto opportuno evidenziare quegli indicatori sui quali si sarebbe dovuto intervenire in modo mirato. Procederemo per missione.

Alla Missione 1 (Servizi istituzionali) il FVG presenta una percentuale inferiore alla media nazionale di forme di e-government da parte delle imprese. Alla Missione 2 (sicurezza) si rileva un affollamento degli istituti di pena molto superiore alla media (125 vs 107). Alla Missione 4 (Istruzione e diritto allo studio) e 5 (Politiche giovanili) si presenta un quadro che, anche se migliore della media nazionale, è inquietante: il 30% dei nostri studenti ha competenze alfabetiche e numeriche non adeguate. C’è un’uscita precoce dal sistema della formazione e istruzione del 9%, i Neet sono oltre il 16%. Il fatto che il 42,3% dei giovani 18-34 anni viva in famiglia con almeno un genitore è un chiaro indice della difficoltà di costruire un’autonomia familiare, lavorativa e abitativa, malgrado tutti i proclami sulla famiglia di questa Giunta. Sotto il profilo della Missione 7 (Turismo) il FVG risulta poco ricettivo in termini di agriturismi, open air, rifugi montani – meno del 20% delle presenze in regione, inferiore alla media nazionale. Il Turismo andrebbe sviluppato proprio nella direzione della valorizzazione del turismo lento ed estivo come abbiamo ripetuto per 4 anni cercando di far varare un piano per la riqualificazione di strutture quali rifugi, malghe e bivacchi, con ben poco successo in verità. Nella Missione 8 (assetto del territorio e edilizia abitativa) colpisce la percentuale di persone che vive in abitazioni sovraffollate 20% e di quella che vive in abitazioni con problemi strutturali o di umidità 10%. Dai dati relativi alla Missione 9 (Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente) si rileva che la qualità dell’aria in FVG è addirittura peggiore della media nazionale: è 89,3% contro 81,9% la percentuale di misurazioni di PM2,5 superiore al livello di riferimento per la salute sul totale delle misurazioni. Il consumo di suolo impermeabilizzato è dell’8%, superiore alla media. L’indicatore relativo al trasporto di merci su strada, Missione 10, che è superiore alla media 28 rispetto a 21, indica tutte le difficoltà di rapporti con RFI e la pessima programmazione per una Regione che vuole candidarsi a Piattaforma Logistica Europea. Anche la lesività grave negli incidenti stradali è superiore alla media nazionale, e dimostra ancora una volta che il diritto alla mobilità in questa regione è pagato ad un caro prezzo sociale, in quanto manca un sistema di trasporto pubblico su ferro che colleghi i centri regionali, obbligando ad un uso ipertrofico dell’automobile. La Missione 12 (diritti sociali, politiche sociali e famiglia) rileva che il reddito disponibile pro-capite è alto in FVG, 21.000 euro contro 19.000 euro, ma confrontando ciò con i dati ISTAT sulla povertà relativa si deduce che in FVG ci sono un’ingiustizia sociale e una disparità preoccupanti. Tra gli indicatori della Missione 13 (Tutela della salute) manca sorprendentemente quello che invece compare in altre Missioni, ovvero il gradimento o la soddisfazione per il servizio. Perché? La speranza di vita alla nascita è superiore della media nazionale 82,1 (82,4), malgrado l’eccesso di peso e l’abuso di alcol siano abbondantemente superiori alla media nazionale 47% (44), 20% (14). Nella Missione 14 (sviluppo economico e competitività) malgrado una sovrabbondanza di ricercatori 33,6% contro i 27% della media nazionale, il numero delle imprese con una connessione a banda larga è inferiore alla media nazionale e le imprese con attività innovative di prodotto o di processo sono sotto il 50%. Questo indica che l’aver centralizzato i Parchi Scientifici e di trasferimento tecnologico è stata una pessima idea che ha solamente tutelato in modo autoreferenziale alcuni soggetti. È evidente che tutto questo renda piuttosto fragile il nostro sistema economico che è ancora troppo esposto a logiche terziste e soggetto agli svantaggi della delocalizzazione. Sono addirittura sotto il 10% le imprese con vendite via web, il 50% in meno della media nazionale. La percentuale degli esercizi commerciali al dettaglio è sotto 10%, valore inferiore alla media nazionale, mentre emerge la prepotenza dei centri commerciali perché la superficie media degli esercizi è superiore del 30% alla media italiana. Nella missione 15 (Politiche per il lavoro e la formazione professionale) i valori sono superiori alla media nazionale, ma in termini assoluti sono devastanti. Svetta un tasso di infortuni del 10/10.000. Ne cito un altro perché recentemente è stato criticato nella direzione opposta dai dirigenti delle nostre categorie economiche: solo il 60% dei lavoratori ha competenze digitali. Nel settore agricolo, Missione 16, il FVG continua ad avere dei valori molto preoccupanti in termini di fertilizzanti distribuiti in agricoltura (757 kg/ha contro 558) e di prodotti fitosanitari (16,4 kg/ha contro 12,4). Non compare più, invece, l’indicatore relativo alla percentuale di territorio a coltivazione biologica, indice che era molto negativo per il FVG fino all’anno scorso. Grave infine la situazione della montagna: a fronte di una superficie montana del 43% (35) la popolazione montana è del 5,2% (12,1) che porta ad una densità abitativa di 18 abitanti kmq contro 67,3.

Il progressivo spopolamento di un’area così vasta che costituisce un patrimonio ambientale inestimabile è la chiusa appropriata a questo DEFR. Questa è una regione che grazie all’etica del lavoro e della serietà dell’impegno sociale dei propri cittadini assicura ancora una buona qualità della vita rispetto alla media italiana, ma purtroppo non migliorano le sue debolezze, che 4 anni di legislazione di destra ha decisamente aggravato.

La ricchezza di sofisticate parole chiave nella parte della programmazione regionale indica che la struttura amministrativa della regione non difetta di personale competente. Quanto invece è deficitaria è proprio la visione politica. La questione è particolarmente evidente per quanto concerne l’assetto cruciale, caratterizzante dell’Autonomia di questa Regione, gli Enti Locali, che continueranno a non avere la granularità di area vasta, le infrastrutture organizzative e le risorse umane per fornire servizi di livello adeguato ai propri servizi. Altrettanto evidente è il deficit strategico relativo alla mitigazione dei mutamenti climatici, la transizione energetica e la decarbonizzazione fossile. Proporre solamente di definire regolamenti in queste direzioni per il 2023 significa che, in questi 5 anni, che dal punto di vista climatico sono decisivi, come tutti gli esperti hanno più volte dichiarato, la nostra Regione non ha saputo fare nulla.

Chissà che opinione si faranno di questa Giunta le future generazioni?

Per i motivi di insoddisfazione evidenziate il nostro parere sul DEFR 2023 sarà contrario.

[1] Al riguardo sono meritevoli di analisi gli indicatori dell’Incidenza di povertà relativa familiare (% di famiglie in povertà relativa) che vede il FVG al 5,7% e dell’Incidenza di povertà relativa individuale (% di persone che vivono in famiglie in povertà relativa sui residenti) che vede il FVG al 8,3%.

Qui il testo del Documento di Economia e Finanza 2023

Relazione Honsell su Rendiconto 2021 (DDL 170)

In occasione dell’approvazione del quinto e ultimo Rendiconto della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia di questa legislatura ho sentito il dovere di fare una relazione di minoranza, più come un rendiconto “al quadrato” per i posteri, di cosa significhi discutere e approvare un rendiconto in questi termini e di come gli si potrebbe dare un senso di cui purtroppo ancora è privo, piuttosto che aggiungere l’ennesimo asettico elenco di numeri.

In primo luogo voglio esprimere un elogio al Servizio Contabile e Rendiconto e al Servizio di programmazione, pianificazione strategica, controllo di gestione e statistica, di questa Regione per la mole della documentazione (quasi mille pagine – con ben 18 allegati, di cui il 16° con ben 12 allegati a sua volta) prodotta dal primo, oggetto del presente DDL, e le oltre 400 prodotte dal secondo (Piano di Prestazione, Obiettivi di Impatto e Obiettivi Istituzionali). Questi documenti permetterebbero, insieme alle loro serie storiche, un quadro preciso sin nei minimi dettagli di quanto sia avvenuto sotto il profilo contabile e finanziario a fronte degli atti amministrativo-gestionali innescati. Inoltre, la ridondanza logica di tutti questi dati permette e permetterà, nello spirito della partita doppia più raffinata ai limiti del block-chain, di incrociare e aggregare in modi diversi le risultanze così da minimizzare il rischio che ci possano essere errori o alterazioni.

Purtroppo, estrarre informazioni politiche e strategiche da questi numeri è molto problematico e nelle varie Commissioni che hanno trattato il rendiconto nessuna delle innumerevoli possibilità di lettura che esso offriva è stata, non dico approfondita, ma nemmeno considerata di sfuggita. Abbiamo assistito all’ennesimo rito di “adempimento” con la consueta ipocrisia che se ne fosse ponderato l’alto significato.

La ragione di tanta passività deriva dal fatto che da tutti questi documenti l’unica cosa che emerge con chiarezza è che nulla emerga con chiarezza. Sometimes less is more. La rotta scelta dalla Regione, la proporzione del suo impegno, gli obiettivi conseguiti rimangono avvolti nell’oscurità. Sembra quasi che la macchina della Regione, una volta partita, sia a guida autonoma. Non è possibile avere uno sguardo sinottico dal ponte di comando. Tutto viene appiattito. L’icona degli scacchi che compare nel frontespizio di alcuni documenti è poco più di un ricordo sbiadito del momento delle scelte. Le strategie, anche se ci fossero, sarebbero sfuocate.

Ma è la politica ad essere soffocata. La forma stessa di tutti questi atti ne decreta l’abdicazione alla macchina burocratica. Il fatto che la Giunta abbia formulato il proprio Piano strategico 2018-2023, nel 2019, articolandone poi nei DEFR e nei NADEFR annuali le variazioni, non aiuta a misurare le proporzioni dell’impegno regionale, perché ci consegna un quadro nel quale sono protagoniste solo le parole chiave.

Come contributo al dibattito su questo DDL mi limiterò dunque a formulare degli interrogativi. A questi, certamente, i responsabili delle Direzioni sapranno elaborare risposte tecniche più che adeguate, ma nell’elementarità della loro formulazione, questi interrogativi indicano che c’è un problema politico profondo nel controllo di gestione e di rendiconto. Se davvero un valore importante della pubblica amministrazione è l’accountability, e dal suo poco rispetto è nata l’antipolitica, nulla in tutti questi documenti può aiutare davvero a superare l’esame di coscienza, che in primo luogo dovrebbe farsi la Giunta, che nel 2021 si sia fatto davvero del nostro meglio, nei rispettivi ruoli.

Operativamente ho voluto confrontare questo DDL con quelli dei due anni precedenti ovvero la L.R. n. 11/2021 e la L.R. n. 6/2020. Ebbene, la prima differenza la si trova già all’Art.1. Quest’anno gli allegati principali sono 18 e non 17 come in passato. Perché?

Confrontiamo i numeri di alcuni articoli:  Art. 2 (Gestione della competenza dell’esercizio finanziario 2021)

2019 – Entrate 7.242.595.279,59 | impegnate   6.841.884.041,20
2020 – Entrate 7.603.571.615,93 | impegnate   6.638.564.092,70
2021 – Entrate 7.798.238.353,30 | impegnate   6.966.440.219,56

Art. 5 (Situazione di cassa) a fine esercizio

2019 – 2.529.366.104,91
2020 – 3.732.814.902,05
2021 – 5.016.651.531,75

Art. 6 (Risultato di amministrazione) avanzo
2019 – 1.099.726.625,88
2020 – 2.133.905.868,15
2021  – 2.635.385.696,39

Emergono crescite vertiginose, come nella cassa, trend di crescita, come nelle entrate, non compensate da trend paralleli negli impegni, che rimangono sostanzialmente costanti. E soprattutto c’è una crescita dell’avanzo impressionante! Perché? Certamente andrebbero considerati i residui attivi e passivi e il fondo pluriennale vincolato. Ma si aprirebbero solo nuove domande. Un tempo portare un avanzo di amministrazione cospicuo era la “prova provata” di un’amministrazione inefficiente, che procede con il freno a mano inserito! Oggi sembra invece un vanto.

Già solamente l’andamento di questi dati dovrebbero offrire invece materiale per una riflessione molto profonda su cosa abbia caratterizzato questi anni. Riflessione che purtroppo è mancata quasi totalmente. Incidentalmente rilevo che il Documento della Performance non viene nemmeno discusso.

Certamente lo scenario economico-finanziario è molto migliorato rispetto a quando erano in forza vincoli pesanti quali gli spazi finanziari, le contribuzioni al saldo di finanza pubblica, nonché il patto di stabilità. Ma proprio questa condizione di innegabile privilegio dovrebbe spingere la Giunta ad uno sforzo di accountability, che invece non c’è stato.

L’allegato principale è l’allegato 16 che dà la Relazione sulla gestione. Vale la pena notare e chiedersi, come mai tante missioni hanno un utilizzo inferiore al 90% della somma degli impegni dell’anno e del Fondo Pluriennale Vincolato. In particolare nella missione Diritto alla mobilità si è utilizzato solo il 72,18%, nella missione Politiche per il lavoro e la formazione professionale solo il 68%, nella missione Energia e diversificazione delle fonti solo l’85%, nella missione Istruzione e diritto allo studio solo l’85%. Colpisce che nella missione Servizi istituzionali, generali e di gestione su 1.461.165.102,97 (1.147.137.703,50+34.531.933,57) solamente l’80,87% sia stato utilizzato. Queste percentuali preoccupano.

L’impressione è che questi anni di straordinaria opulenza finanziaria abbiano messo a dura prova la capacità di produrre effetti. Se si lascia riposare tanta ricchezza nelle pieghe del bilancio e non viene nemmeno impegnata, a quando l’impatto? Si noti infatti che qui si parla solamente di impegni – le varie tappe dallo studio di fattibilità, ai progetti preliminari, definitivi, esecutivi, ai contenziosi per le riserve per giungere al collaudo – sono totalmente fuori dall’orizzonte di questo Rendiconto e della possibilità per chiunque di monitorarle.

Una nota positiva è contenuta nell’allegato ALLEGATO 12 (Nota relativa alla tempestività dei pagamenti) a sua volta allegato all’Allegato 16, che riporta il numero di 17,74 giorni (erano 20,18 nel 2020, ma solamente 13,67 nel 2019). Anche qui ci sarebbe da chiedersi il perché di queste oscillazioni. Ma mi accontento, limitandomi a ricordare i tristi tempi di quando erano in vigore i cosiddetti “spazi finanziari” che videro soffocare tante aziende che si trovarono in mano crediti faticosamente esigibili dalla Pubblica Amministrazione. Ricordo come da Sindaco lavorai molto perché ciò non avvenisse.

Importanti appaiono anche le analisi delle principali variazioni rispetto al bilancio di previsione e le principali spese che vengono accuratamente riportate negli allegati. Tutte meriterebbero un approfondimento. Purtroppo il testo è molto terso e senza commenti è difficile trarne una quale informazione utile ad un dibattito politico.

Mi limito così ad alcune osservazioni conclusive. Poiché la missione più finanziata è “TUTELA DELLA SALUTE” con ben 3.354.631.872,89 dalla quale risulta che il 98,52% è stato utilizzato, tale missione meriterebbe una profonda analisi di impatto. Purtroppo, a parte alcuni indici macroeconomici presenti nel DEFR e qualche scarna paginetta nel Piano della prestazione e della performance, poco si ricava da tutto questo materiale. Come si potrebbe valutare davvero?

Se confrontiamo questa spesa con quella dello “SVILUPPO SOSTENIBILE E TUTELA DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE” finanziato con miseri 396.223.971,22 utilizzati per giunta solo per il 90,78%  e quella relativa alla “ENERGIA E DIVERSIFICAZIONE DELLE FONTI ENERGETICHE” finanziata per 17.635.454,75 e utilizzata per l’85% (ricordo che solo per la benzina agevolata ci sono sati investimenti per ben più del doppio) colpisce quanto poco sia stato investito nel 2021 su temi decisivo per il futuro (i due terzi provengono infatti dal FPV) e anche quanto poco sia stato l’interesse che tali tematiche hanno suscitato in questa Giunta.

Auspico che ci possa essere nel futuro un’evoluzione dei meccanismi di rendicontazione e di accountability che rendano il tutto meno autoreferenziale. Fino ad allora non rimarrebbe che riporre la fiducia che quanto inventato 500 anni fa da Luca Pacioli possa ancora salvarci.

È indubbio che la Giunta si è trincerata dietro i tecnicismi contabili e non ha dimostrato nessun interesse a rendere più trasparenti i numeri, creando le condizioni per un’autentica accountability in un’epoca storica così opulenta.

Quanto, seppur faticosamente emerge da tanti numeri, non è però incoraggiante politicamente e la preoccupazione che il sistema proceda quasi a guida autonoma, se non, alla luce dell’avanzo così cospicuo, non proceda addirittura al rallentatore, ci portano a esprimere voto contrario al DDL 170.

Testo DDL 170 – Rendiconto generale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per l’esercizio finanziario 2021

Presentata IRI su indicatori e criticità sanità in FVG

“Abbiamo depositato un’interrogazione a risposta immediata da fornire nel prossimo Consiglio regionale riguardante i dati preoccupanti sullo stato della nostra Sanità emersi dalla valutazione dell’osservatorio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa”.
“Ci preoccupa in particolare vedere il FVG maglia nera tra le regioni valutate per quanto riguarda l’invecchiamento delle attrezzature. È molto difficile essere attrattivi nei confronti dei professionisti se il contesto è obsolescente. È forse questa la ragione per la quale, come dichiara sempre l’Assessore Riccardi, manca personale e ci sono autolicenziamenti?”: questa una delle questioni che pone all’interno della sua interrogazione il Consigliere regionale di Open Sinistra FVG Furio Honsell.
“Preoccupa anche il fatto che il FVG abbia tra i valori più alti per quanto riguarda le amputazioni di pazienti diabetici. Un decorso così invasivo della patologia – continua Honsell – indica che la gestione delle cronicità potrebbe essere significativamente migliorata se fossero fatte scelte strategiche diverse”.
“Abbiamo fatto questa interrogazione perché questi dati sono stati liquidati troppo frettolosamente da Riccardi, che, invece di affrontarli, ieri ha organizzato un Convegno dai toni fortemente celebrativi della Sanità regionale. Il problema non sta assolutamente negli operatori ma nelle scelte dei dirigenti e nelle scelte politiche.
I dati del “Bersaglio” di Pisa – conclude l’esponente di Open Sinistra FVG – devono avere delle risposte pronte al di là dei comunicati”.